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Meno odio e sfogo, più utilità. Una riflessione sui social

Amo il calcio, sono un tifoso della Juventus in terra fiorentina, tema su cui ho scritto pure il libro che ha dato il nome al mio blog www.generazionejuve.com, e dal punto di vista sportivo la notizia di Bonucci al Milan ha colto di sorpresa pure me, anche se il malessere era nell’aria.
Ma quando sui social ho letto le offese, anche personali e rivolte ai figli, “vomitate” addosso a Bonucci, sono rimasto senza parole. Come avviene quando mi imbatto in qualche post che inneggia all’Heysel o alla tragedia del grande Torino o a chi augura la morte per una partita. E ancora come in questi giorni è successo a Federico Bernardeschi, che ha ricevuto i più svariati “auguri” di malattie e di morte per aver “osato” trasferirsi dalla Fiorentina alla Juventus.

Davvero la passione per uno sport può trasformarsi in rabbia sociale e frustrazione umana così rancorosa e piena di livore?
Tante volte abbiamo ripetuto che i social network non sono buoni o cattivi in sé, tutto dipende dall’uso che ne viene fatto. Ecco, educare all’utilizzo intelligente e “sportivo” del mezzo, non sarebbe male. Un esercizio che dovrebbe cominciare dagli addetti ai lavori – società e federazioni sportive, calciatori, giornalisti organi di informazione – che dello sport vivono e che con lo sport dovrebbero educare.

Forse potrebbe essere positivo cominciare a lavorarci in questo tempo di estate, in cui finalmente in molti – anche grazie al grande lavoro di chi, come cittadiniditwitter, ci ha creduto fin dall’inizio – cominciano a rendersi conto dell’importanza di una sorta di educazione civica, oltre che di una formazione professionale, anche per il settore della nuova comunicazione.

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