di Alessio Pecoraro coordinatore PA Social Emilia-Romagna, marketing & communication manager
New York City si rifà il look, ma non stiamo parlando di avveniristiche strategie urbanistiche o di nuove installazioni artistiche, ma dello storico logo “I love New York”, realizzato nel 1976 da Milton Glaser per promuovere il turismo nella grande mela che verrà sostituito dal nuovo “We love New York”.
Un rebranding, presentato in grande stile lo scorso mese di marzo, che non è solo estetico, ma parte della nuova campagna del governo locale per mostrare i punti di forza della città e mobilitare i newyorkesi per assicurarsi che questa rimanga, anche in futuro, la più grande città del mondo.
Così l’iconico “I love New York” diventa un “We love New York City” discostandosi in maniera decisa anche dal design originale. La scelta del font è un cambio di passo netto, addio all’ American Typewriter ed ecco un più moderno Sans Serif. Inoltre, il cuore, traduzione grafica del “love”, diventa tridimensionale.

Un logo, che a differenza del precedente pensato perlopiù per la stampa, è stato pensato principalmente per l’ambient on-line.
New York sarà anche la prima città al mondo ad essere rappresentata con il proprio set di emoji. Una fetta di pizza piegata, un bagel (lox, ovviamente), un cappellino degli Yankees e un chiosco di hot dog sono alcuni dei simboli che diventeranno emoji ufficiali scelti prima di tutto per la loro capacità di “trascendere le barriere linguistiche e culturali”.
A realizzare lo storico cambiamento è stato un team guidato da Maryam Banikarim ed Andrew Lerner di MaryamB, assieme alle agenzie pubblicitarie Founders, Grain Group e Graham Clifford che ha curato la direzione artistica del progetto.
“I Love New York” era un messaggio al resto del mondo. We Love New York City è un messaggio per tutti voi”, ha detto Kathy Hochul, governatrice dello stato di New York, durante la presentazione del rebranding.
Gli uffici di Manhattan si aggirano attorno al 50% di occupazione e le perdite di posti di lavoro attribuite alla pandemia non sono ancora state recuperate. I dati relativi all’utenza della metro sono in calo rispetto ai livelli pre-pandemia, mentre la criminalità è aumentata.
“Credete in New York City”, ha detto il sindaco Eric Adams, “Abbiamo tolto l’io da ‘I Love New York’ e abbiamo messo il ‘noi’. Stiamo uniti”.
Negli ultimi anni, il logo degli enti pubblici ha assunto un’importanza sempre maggiore. Non si tratta più solo di un’informazione visiva, ma di un elemento che racchiude in sé l’identità dell’ente e che può avere un impatto significativo sulla percezione dei cittadini.
Uno dei motivi principali di questo cambiamento è la crescente importanza della comunicazione visiva nella società contemporanea. Grazie alla diffusione dei social media e alle nuove tecnologie digitali, i cittadini sono esposti a un numero sempre maggiore di contenuti, soprattutto visivi.
In questo scenario, il logo degli enti pubblici è passato da semplice elemento rappresentativo a strumento per distinguersi e comunicare in modo efficace i valori di una comunità (sia essa di cittadini o di associati).
Al netto delle critiche – scontate – la nuova campagna “We love New York City” guarda ai nuovi trend, anche, del marketing, primo tra tutti l’inclusività. Un valore, certamente di New York e di tante altre città, ma che necessita, oggi, di entrare con forza nelle campagne di comunicazione, anche visive.
Ma come si sceglie il logo migliore per un ente pubblico? Innanzitutto, è importante tenere conto della storia e della tradizione dell’ente. Il logo deve essere in grado di rappresentare in modo chiaro e immediato la sua identità, il suo scopo e i suoi valori. Inoltre, deve essere facilmente riconoscibile e memorabile, in modo da restare impresso nella mente delle persone.
Tra le scelte più importanti da compiere c’è senza dubbio quella del fon che deve essere di facile lettura e oltre a rappresentare lo stile deve trasmettere personalità.
L’idea di un rebranding viene associata alle aziende del settore privato, ma anche gli enti pubblici possono trarre grandi benefici da questo processo.
Innanzitutto, un rebranding può aiutare gli enti pubblici a migliorare la loro immagine e adattarsi alle mutevoli esigenze dei cittadini. L’immagine di un’organizzazione pubblica può essere influenzata da vari fattori, dalle scelte dei politici o dai problemi di bilancio oppure le questioni sociali. In questo contesto, un rebranding può rappresentare un’opportunità per l’ente pubblico di presentarsi sotto una nuova luce, aggiornando il proprio logo, il proprio lettering, i propri colori e i propri slogan in modo da suscitare una reazione positiva da parte dei cittadini.
Inoltre, il rebranding può anche aiutare gli enti pubblici a migliorare la loro efficienza e la loro capacità di comunicazione.
Quindi un processo di rebranding non è mai solo una questione estetica, ma un passo verso l’aggiornamento e l’innovazione della propria strategia di comunicazione, ma anche – e sarà sempre più importante in futuro – di una nuova strategia mobilitante.