L’Agid (Agenzia per l’Italia digitale) ha rilasciato in questi giorni la versione 2016 delle Linee guida nazionali per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico, dopo una fase di consultazione che ha consentito di raccogliere, valutare e integrare i contributi di tutti i soggetti interessati ritenuti utili.
E’ così definito il paradigma italiano, il framework di riferimento per la pubblicazione di open data da parte delle amministrazioni pubbliche (PA) in linea con il quadro europeo, che ruota intorno alla direttiva Public Sector Information (PSI) sul riutilizzo dell’informazione nel settore pubblico.
Tra le novità utili anche dal punto di vista operativo ci sono la check list che agevola la valutazione dei profili giuridici del dato aperto; l’identificazione di un insieme di caratteristiche di qualità dei dati di tipo aperto; l’individuazione di ruoli e funzioni degli staff che devono occuparsi della ricognizione, produzione e pubblicazione dei dati; la definizione di una prima architettura dell’informazione del settore pubblico e l’indicazione delle licenze di utilizzo più appropriate per i dati delle PA: pubblico dominio o “waiver”, licenze per l’open data con richiesta di attribuzione, licenze per l’open data con richiesta di attribuzione e condivisione allo stesso modo.
L’indicazione, sotto questo aspetto, è fare riferimento a una licenza unica aperta, in particolare la licenza CC-BY nella sua versione 4.0, presupponendone l’attribuzione automatica in applicazione del principio “Open Data by default”, richiamato dall’articolo 52 del Codice dell’amministrazione digitale.
Una delle novità più rilevanti è poi l’introduzione del profilo nazionale di metadati DCATAP_IT per la documentazione dei dati delle amministrazioni pubbliche.
Si tratta del profilo nazionale dei metadati utili per descrivere i dati delle PA, conformi alla specifica DCAT-AP definita dalla Commissione europea. L’obiettivo è favorire l’interoperabilità semantica dei dati pubblici, facilitando grazie all’armonizzazione dei metadati lo scambio di informazioni tra amministrazioni e tra queste e cittadini/imprese.
Il tutto per raggiungere l’obiettivo più importante, la ragion d’essere di tutto il processo di regolazione della produzione di dati di tipo aperto: massima trasparenza, massima partecipazione da parte dei cittadini, accountability per le PA, riutilizzo dei dati per creare valore, stimolando produzione e offerta di servizi innovativi.