Tradizione e comunicazione 2.0, artigianalità e community sui social network. Sono mondi perfettamente compenetrati nel caso di uno dei prodotti enogastronomici di eccellenza del made in Italy: il parmigiano reggiano. Ne parliamo con Giulia Rampini, responsabile comunicazione web e social del Consorzio del Parmigiano Reggiano che rappresenta gli oltre quattrocento produttori del re dei formaggi che lavorano tra le province di Reggio Emilia, Parma, Modena, Mantova e Bologna.
Giulia, i vostri profili sui principali social network hanno dei numeri importanti.
“Sì, abbiamo festeggiato da poco 300.000 like su Facebook e oltre 7.000 follower su Twitter”.
Quando avete iniziato la comunicazione social del marchio?
“La pagina Facebook Parmigiano Reggiano esiste dal 2010 mentre l’account Twitter @theonlyparmesan è stato aperto in occasione del terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna nel 2012. In quel momento, con tanti dei nostri caseifici danneggiati dal sisma, avevamo l’esigenza di comunicare velocemente e a un grandissimo numero di persone nello stesso momento. Eravamo subissati di telefonate di solidarietà che chiedevano come acquistare il parmigiano reggiano e i profili social sono stati utilissimi. Da quel momento si è creata una vera e propria comunità intorno al Consorzio che ancora oggi interagisce con noi”.
Quale strategia di comunicazione utilizzate e come usate i social?
“Come Consorzio ci occupiamo della tutela del marchio DOP in tutto il mondo e una parte della comunicazione è destinata a informare e sensibilizzare i consumatori a riconoscere il vero parmigiano reggiano. Soprattutto con gli stranieri abbiamo la necessità di contrastare la contraffazione: abbiamo un intero sito www.parmesan.com per comunicare con gli americani. E’ importante insegnare a riconoscere le stagionature del formaggio sull’etichetta del prodotto. Poi dedichiamo molto spazio anche a eventi web che riscuotono sempre molto successo”.
“Sul nostro sito grazie al Parmigiano reggiano academy è possibile svolgere un vero e proprio corso online di degustazione sensoriale e ottenere la qualifica di ‘palato raffinato’. Oppure sta andando molto bene la Parmigiano reggiano night: il 25 ottobre in tutta Italia si terranno cene a base di parmigiano reggiano. Chiunque può partecipare sia da casa che al ristorante – hanno già aderito 188 strutture – e postare sui social la foto del proprio piatto a base di parmigiano con l’hashtag #bastaunacena. La foto più bella vincerà una visita gratuita in uno dei nostri caseifici”.
Quale social è più adatto ai vostri consumatori?
“Twitter funziona meglio con gli stranieri, i giornalisti e con gli operatori del settore perciò lì la nostra comunicazione è più istituzionale. Invece la pagina Facebook va forte in Italia e viene seguita più dai consumatori: qui diamo più spazio all’emozionalità, alle immagini e alle ricette a base di parmigiano reggiano. Questi stessi ingredienti vengono utilizzati su Instagram che ha 1300 seguaci”.
Quali sono i post che hanno riscosso maggiore successo?
“Il bello del nostro formaggio è che non è un prodotto industriale ma viene ottenuto con l’artigianalità. Perciò anche nella comunicazione social puntiamo molto sulla tradizione: le immagini della produzione del parmigiano reggiano parlano benissimo da sé. La foto di un casaro durante la cottura di una forma di formaggio secondo l’antico metodo del ‘fuoco a legna’ rimane sempre uno dei post più cliccati”.
Come è cambiato il rapporto del Consorzio con i consumatori dopo l’avvento dei social?
“Prima i nostri clienti compravano lo stesso il formaggio ma non avevano la possibilità di confrontarsi con noi. Oggi invece c’è molta interazione: in tanti hanno voglia di capire cosa c’è dietro alla produzione del formaggio e di approfondire la conoscenza”.
I produttori di parmigiano reggiano hanno accolto positivamente l’utilizzo dei social?
“Si tratta di un mondo agricolo che spesso, fino a poco tempo fa, non usava nemmeno Internet. Li abbiamo presi per mano e fatto scoprire le potenzialità del web. In tanti ci hanno creduto e hanno capito che avevano solo da guadagnarci. Così chi non aveva il sito ne ha aperto uno, chi ne possedeva uno lo ha rimodernato e alcuni hanno persino aperto una pagina Facebook del proprio caseificio”.
Silvia Mastrorilli
Twitter @Silvia80Silvia
