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Reggio Emilia punta sulla collaborazione creativa

di Alessio Pecoraro (@AlessioPecoraro)

Immaginare e costruire insieme il futuro di una città, collaborare per la riuscita di un progetto, associare la parola design, sostituendo quella assistenza, ai servizi alla persona intesi come ingranaggio per realizzare innovazione sociale. Questa la sfida del Comune di Reggio Emilia aperta a tutti, singoli cittadini, associazioni, aziende, tramite una call on-line (modalità sempre più diffusa anche dagli enti pubblici) per costruire il percorso di progettazione collaborativa per definire il futuro dei Chiostri Benedettini di San Pietro, uno dei luoghi più belli e di maggiore interesse storico e culturale per la città di Reggio Emilia.

CollaboratorioRE è un progetto di collaborazione pubblico-privato e ruota attorno ad un sito internet www.co-reggioemilia.it e un gruppo Facebook dove gli strumenti del web non si sostituiscono a quelli tradizionali (sono previsti una serie di incontri già calendarizzati fino a marzo 2017) ma anzi vengono utilizzati per sfruttarne tutte le loro potenzialità: di scouting, si può prendere parte al percorso compilando un questionario nella sezione “partecipa” o si possono invitare a partecipare altre persone; di info-point, navigando tra le sezioni dell’ottimo website si può rimanere sempre aggiornati e si può seguire lo stato di avanzamento dei lavori e dare una sbirciata alle foto; di community grazie al gruppo Facebook pubblico si può, indipendentemente dai ruoli e dal tempo dedicato confrontarsi ed essere d’aiuto al progetto.

Una città che vuole farsi laboratorio aperto passando per il percorso di Collaboratorio Reggio, dove anche le nuove tecnologie e i social network sono ottimizzate ed al servizio dell’obiettivo, quel fare innovazione che a Reggio Emilia si sta cercando di ridefinire, nel segno della tradizione emiliana, ma anche guardando ai nuovi bisogni dei cittadini e delle generazioni più giovani.

Un impegno, quello dell’Amministrazione reggiana a fare qualcosa di più che un “bilancio partecipato” o un “progetto partecipato”, a non trasformare gli “innovatori” in una nicchia, ma a fare della città una comunità, o meglio una  community, di innovatori ognuno con i propri interessi, il proprio tempo e le proprie competenze da mettere in condivisione (share) partendo da un sito internet per realizzare l’obiettivo che è costruire l’innovazione sociale e i servizi alla persona con un driver chiaro e fisso che dovrà essere l’innovazione tecnologica e digitale.

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