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Se i social scandalizzano per rieducarci all’umanità perduta  

Educare al tempo dei social significa anche scandalizzare. Se i social servono a scuotere le coscienze. A strapparci dall’indifferenza. Ad ammorbidire i nostri cuori induriti. Perché purtroppo ci siamo abituati a vedere uomini e donne annegare nei mari che lambiscono le nostre coste alla disperata ricerca di una speranza. Ma non ci eravamo ancora mai trovati a tu per tu con la crudezza di un corpicino riverso a terra, morto sulla spiaggia di Budrum in Turchia: il bambino si chiama Aylan Kurdi, aveva 3 anni, è morto insieme al suo fratellino Galip di 5 anni durante il naufragio della barca che doveva portare la loro famiglia da Kobane a Kos, l’isola greca dove in questi giorni stanno arrivando migliaia di profughi in fuga dalla Siria. Anche la loro madre, Rihan di 35 anni, è morta. Il padre, invece, è sopravvissuto. Il mare della tragedia si è risucchiato anche altri tre bambini per un totale di 12 persone. Scappavano da Kobane, conquistata dall’ISIS. Chiedevano asilo, del resto come non averne diritto in una situazione del genere? E invece il Canada, dove vive la zia di Aylan, aveva rifiutato la domanda.

Cinque bambini e sette adulti che si sommano alle migliaia e migliaia di morti. Vi rendete conto?

E ora il dibattito è se sia il caso di mostrare quella foto. Se i social non diventino un film dell’orrore. Ma quale orrore? E quale film? Questa è realtà, dura e cruda, che ci interpella. Ed è doveroso che le foto del piccolo Aylan siano pubblicate sulle nostre bacheche, sui nostri profili, ovunque.
Perché questo bambino è morto in cerca di una vita migliore e di una terra che potesse dargli l’Amore che a quell’età dovrebbe essere il suo unico compagno di vita. Non l’ha trovato. Il mare lo ha restituito ad una terra bagnata dall’acqua ma inaridita dal nostro egoismo. Quel bambino è come i miei figli. Come i vostri figli. Come noi da bambini. E io oggi provo una vergogna profonda. Sento addosso un pezzo di questa morte innocente e delle altre migliaia di tragiche morti in mari che sono diventati cimiteri. Mi viene da piangere a pensare al mondo che abbiamo fatto. Manca l’accoglienza, ma questa non è la causa dei mali bensì la conseguenza di un’altra mancanza: manca la politica del prossimo che parta da me e da te, da noi, per costruire un mondo di relazioni autentiche, di dialogo e non di paure, di ponti e non di muri. Del resto, benché l’accoglienza sia un dovere e un’emergenza a cui rispondere, non sarebbe pensabile di portare mezzo mondo in Europa o viceversa. Questa può e deve essere un’azione da fare urgentemente adesso. Ma la soluzione definitiva può darla solo la politica e dovrebbe essere trasformare i mari da luoghi di morte a luoghi di vita, da luoghi di lacrime a luoghi di sorrisi, da luoghi di solitudini a luoghi di incontro. Un mare per vivere, non per morire. Un mare come un ponte della politica: per incontrarci, conoscerci e immaginare una vita migliore sulle terre quel mare tocca. Penso all’infinità di lettere che scriveva La Pira in mille parti del pianeta: tendeva la mano, creava relazioni, apriva confronti per proporre soluzioni apparentemente impossibili che, lettera dopo lettera, si facevano fattibili fino a volte a diventare realtà. Non lo sappiamo più fare. E non lo vogliamo più fare. Abbiamo mille mezzi di comunicazione a disposizione, sono una risorsa e non un ostacolo, ma noi le lettere non siamo più capaci di scriverle perché non sappiamo più immaginare le soluzioni con cui riempire quelle lettere. Manca lei, la Politica. E la Visione. Per colpa mia, tua, nostra, di tutti.

E il mondo muore. Come questo bambino.

E allora ben vengano i social per scandalizzarci. Perché ci rieducano a un’umanità che abbiamo perso e buttato chissà dove. Se serve, oltre che sui social, attaccatele pure in camera quelle foto. E guardatele ogni giorno. Meglio rimanere vivi piangendo da umani che fingere di vivere da bestie indifferenti. Riposa in pace, Aylan. Il mondo non ti ha meritato e oggi ti guarda in foto scoprendosi paurosamente egoista. Il Cielo invece ti metterà sul trono che ti spetta. Che la lezione non sia vana e questa foto che sui social fa il giro del mondo ci riporti al senno.

 

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