C’è un organismo in Italia che si occupa di monitorare e “interpretare” l’evoluzione dei servizi di sharing mobility, o mobilità condivisa. Una realtà in crescita secondo il 1° Rapporto nazionale presentato il 23 novembre a Roma, in Campidoglio, dall’Osservatorio nazionale sulla sharing mobility, promosso dal ministero dell’Ambiente, della Tutela del territorio e del Mare e dalla Fondazione per lo Sviluppo sostenibile, in partnership con il Comune di Roma, e composto da oltre 50 soggetti tra i quali gli operatori che offrono i servizi.
I dati
Secondo la mappatura aggiornata al 31 dicembre 2015, l’Italia su questo fronte ha un primato europeo grazie al bikesharing, con 13.770 biciclette condivise in più di 200 comuni, con il Nord Italia in testa (64% dei servizi; 81% delle bici condivise); 7 i principali operatori che presidiano il mercato.
Non è ai primi posti, ma sta crescendo molto, nel settore del carsharing, lo spostamento attraverso auto condivise in modalità “free floating” (l’auto si preleva nella zona di partenza e si lascia in quella di destinazione) o station based (si prende e si lascia in spazi indicati). E’ il tasso di crescita a colpire: il servizio, partito nel 2001 con Ics, dal 2013 al 2015, anche grazie all’entrata in scena di nuovi operatori, come Car2go ed Enjoy, è quadruplicato, con 50 milioni di veicolo/km percorsi nel solo 2015. Il car sharing interessa 29 città, con una flotta complessiva di 5.764 veicoli.
Presente con almeno un servizio in tutte le 12 città italiane con più di 250mila abitanti, anche questo sistema di sharing mobility si concentra al Nord, con 21 dei 29 centri urbani ad oggi coinvolti, dato che si accorda con il primo posto nazionale di Milano, caso di studio per la domanda alta e diversificata di sharing mobility, competitiva anche a livello europeo.
In crescita anche il carpooling (condivisione con altre persone di uno spostamento in auto per tratti prestabiliti), sia urbano che extra urbano, con Bla Bla car a dominare il mercato dei servizi in Italia.
Questo piccolo assaggio della sintesi del Rapporto – 276 pagine basate su ricerche, italiane ed estere, questionari a enti locali e operatori, dati forniti dagli stessi operatori e dati statistici frutto di indagini su campioni di utenti – non cita altre forme di sharing mobility, considerate dalla ricerca, come il bus sharing, lo scootersharing e il park sharing.
I servizi più utilizzati, del resto, secondo i dati al 7 novembre scorso, estrapolati da un campione di 610 casi, sono il bikesharing (31%), il carsharing free – floating (28,2%), il carsharing tradizionale (13,8%), il carpooling (27,1%), mentre gli altri servizi non superano il 10% della richiesta.
Il settore è un laboratorio importante di partnership pubblico-privato visto che la mobilità condivisa, introdotta nel 1998 con un decreto governativo e finanziata e promossa inizialmente dal settore pubblico per ridurre l’inquinamento disincentivando l’uso delle 4 ruote private, è “esplosa” con l’arrivo di operatori privati e lo sviluppo delle soluzioni tecnologiche, come le app che dallo smartphone ci permettono di individuare l’auto più vicina.
Le caratteristiche
Del resto, l’uso di piattaforme digitali abilitanti, che favoriscono l’uso delle varie tipologie di sharing mobility è uno dei fattori che la caratterizzano rispetto al tradizionale sistema dei trasporti pubblici, che sono comunque forme di mobilità condivisa.
Altra caratteristica delle forme di sharing mobility è la flessibilità d’uso, il carattere scalare (delle percorrenze, delll’entità del pagamento, delle dimensioni dei veicoli) e la disponibilità secondo le necessità dell’utente. Un elemento peculiare è poi quello della community di utenti che si crea anche grazie all’uso delle piattaforme interattive – è più facile entrare in relazione con gli altri e diventare consumatori attivi, o “prosumer”, che personalizzano il servizio – e alla natura collaborativa della mobilità condivisa.A questi aspetti si aggiunge la possibilità di sfruttare la capacità residua dei veicoli.
La Roadmap
Il rapporto si conclude con la visione del futuro della sharing mobility secondo i suggerimenti e le aspettative degli operatori. Una Roadmap dettagliata che punta a integrare sempre più questi servizi nel trasporto urbano, con la richiesta agli enti locali di creare le condizioni per il loro sviluppo nei Piani generali del traffico urbano e in quelli sulla mobilità sostenibile; con la richiesta di aggiornare in questo senso il Codice della strada; con la proposta di favorire la domanda attraverso, ad esempio, agevolazioni fiscali e sulle assicurazioni dei veicoli “condivisi”.