Per l’anno 2025, il nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) per le Funzioni Centrali introduce importanti novità in materia di smart working nella pubblica amministrazione. In particolare, si prevede la possibilità di concordare un numero di giorni di lavoro da remoto che può superare quello degli equivalenti in presenza. Gli accordi individuali, firmati con la Presidenza del Consiglio dei Ministri o con il dirigente della struttura di riferimento, stabiliranno obiettivi e modalità per la prestazione lavorativa. Inoltre, lo smart working sarà esteso ai nuovi assunti presso i Ministeri, le Agenzie Fiscali e altri Enti delle Funzioni Centrali, rendendo così l’impiego nel settore pubblico più attrattivo.
L’evoluzione della normativa italiana
La Legge 22 maggio 2017, n. 81, definisce il lavoro agile come una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, stabilita attraverso un accordo tra le parti, senza vincoli specifici in merito agli orari di lavoro o ai luoghi di svolgimento, avvalendosi dell’utilizzo di strumenti tecnologici. La normativa relativa allo smart working nella pubblica amministrazione ha registrato numerose evoluzioni, in particolare in risposta alle esigenze sorte durante la pandemia di COVID-19.
Il Decreto-Legge del 19 maggio 2020, n. 34, comunemente denominato “Decreto Rilancio”, ha stabilito misure temporanee finalizzate a facilitare l’accesso al lavoro agile, estendendo la possibilità di adottare lo smart working secondo modalità semplificate. Il Decreto-Legge del 21 ottobre 2021, n. 146, convertito con modificazioni dalla Legge del 17 dicembre 2021, n. 215, ha introdotto ulteriori disposizioni relative alla salute e alla sicurezza sul lavoro, sottolineando l’importanza di aggiornare le misure di prevenzione anche per i lavoratori in modalità agile.
A che punto siamo con lo smart working in Italia
La Direttiva Ministeriale del Ministro Zangrillo, attualmente in vigore, prevede che l’attività di smart working e il lavoro da remoto siano consentiti. La condizione è che siano compatibili con le mansioni svolte dai lavoratori. Questi ultimi hanno la possibilità di beneficiare di periodi continuativi di smart working, senza restrizioni temporali definite, purché siano in grado di raggiungere gli obiettivi di performance e organizzativi stabiliti nell’accordo individuale. Inoltre, i lavoratori considerati fragili, i genitori di minori, i caregivers in situazioni temporanee di difficoltà possono presentare richiesta per l’adozione del lavoro agile, con la decisione finale riservata ai dirigenti responsabili di ciascun ufficio.
È opportuno evidenziare che l’adozione dello smart working all’interno della pubblica amministrazione si propone di incrementare la produttività lavorativa e di andare incontro alle esigenze dei cittadini. Tuttavia, un’implementazione efficace richiede l’adozione di metodi rigorosi per la misurazione sia della produttività che dei benefici per l’utenza, nonché una responsabilizzazione dei dirigenti nel monitoraggio delle performance.
Nel 2025, vista anche l’evoluzione degli ultimi anni, si prevede un incremento dello smart working all’interno della pubblica amministrazione italiana, sostenuto da normative aggiornate e da un crescente interesse verso modalità di lavoro flessibili. L’obiettivo è quello di realizzare un ambiente lavorativo più dinamico ed efficiente, in grado di soddisfare le esigenze dei dipendenti e della cittadinanza.