Esiste un borgo medioevale in Molise, con poco più di 500 abitanti, dove i social network hanno preso vita. Qui, la popolazione residente, composta in prevalenza da anziani, è lontana dai luoghi di Internet. A Civitacampomarano, un paesino in provincia di Campobasso, poca la connessione alla rete ed ancora meno i cittadini che ne sono attratti.
Siamo in un luogo fuori dal tempo, a malapena immaginabile, dove le relazioni sociali vanno oltre il numero di Dunbar. E’ in strada e nelle piazzette che si cerca il contatto, si parla, si scambiano opinioni. Sotto le mura del Castello Angioino qualche nonno racconta ancora, ad un nipotino distratto, storia, aneddoti e tradizioni del paese.
All’occhio attento di Biancoshock, giovane milanese ideatore di una particolare forma d’arte contemporanea (Ephemeralism), a metà strada tra Urban e attivismo sociale, tutto questo non è sfuggito. Civitacampomarano ha prestato i suoi luoghi, l’artista vi ha realizzato le sue opere, in spazi circoscritti, con il progetto Web 0.0. Fotografia, video e media i mezzi scelti per tramandarne il messaggio nel tempo.
E così, gli anziani, capaci di raccontare e raccontarsi, diventano la versione ‘real‘ di Wikipedia. Le panchine il luogo preferito dove cinguettare, le bacheche comunali del borgo si trasformano nella pagina del profilo Facebook, i tavoli del bar dove si discute e si cercano risposte è Google, la cabina telefonica colorata di verde diventa Whatsapp e, dulcis in fundo, il luogo dove ci si incontra per scambiare timidi baci è Tinder.
Le opere sono una provocazione e, al tempo stesso, un invito alla riflessione: quanto il mondo virtuale dei social può compenetrare nella realtà laddove la realtà è nel distacco dalla ‘rete’? Per tutti, una cartolina, anzi, un ‘post’ da Civitacampomarano.