Televisione, riviste ma soprattutto Internet. E’ la Rete il luogo dove i ragazzi vanno a pescare informazioni che riguardano la loro sfera sessuale. Ce lo dice lo studio “Millennials e vaccinati? Cosa sanno i nativi digitali dei rischi della sessualità” realizzato dal Centro studi investimenti sociali (Censis) presentato nei giorni scorsi, nella sala Zuccari del Senato della Repubblica.
Lo studio rileva che è significativo anche il contributo della scuola (53,8%). Ma con differenze rilevanti tra le diverse aree geografiche italiane: oltre il 60% al nord al 46,1% al centro e al 47,9% al sud.
Solo il 9,8% dei millennials si informa da medici di famiglia, specialisti e i farmacisti: i “professionisti della salute”.
Dopo i propri pari, ha dichiarato la responsabile area Welfare e Salute del Censis Ketty Vaccaro, «Internet e i nuovi media sono gli strumenti che i giovani citano come i più rilevanti per le informazioni che hanno ottenuto sia sulla sessualità che sulle malattie sessualmente trasmissibili e l’Hiv. La Rete ha una funzione informativa fondamentale. Non ci dimentichiamo che in generale la sessualità è il tema più cliccato, quello più ricercato su Internet».
Pur avendo questo flusso continuo di informazioni praticamente infinito i ragazzi ammettono di sentirsi informati, ma non troppo. Prevale la quota di chi, ha proseguito Vaccaro, «si ritiene abbastanza informato e quasi il 50% ha dei dubbi sia in materia di sessualità sia in materia di malattie sessualmente trasmissibili. La Rete è una risorsa, il problema è una educazione alla comprensione che vale per qualunque forma di informazione. Bisogna distinguere il vero dal falso, la verità dalle bufale, ed è un processo in cui la scuola può avere un ruolo maggiore più significativo rispetto a quello che ha oggi».
La maggior parte delle informazioni che i giovani hanno derivano dagli amici, ha dichiarato il presidente dell’Istituto superiore di sanità Walter Ricciardi, «seguiti dai media e dai social network, lasciando spazio a molta spazzatura sul web. Parlando di Papillomavirus e di maschi, per esempio, spesso i ragazzi non sospettano minimamente di poter essere portatori di una infezione che può anche causare un tumore».
«Il nostro Telefono Verde aids e infezioni sessualmente trasmesse riceve oltre 1.000 chiamate al mese, di queste solo il 10% proviene da parte di giovani (15-24 anni), che risultano avere poche informazioni corrette sulla prevenzione di queste patologie e pensano che siano un problema legato a determinate fasce di popolazione e non causate da comportamenti a rischio» ha precisato Ricciardi.