Sfruttare lo smart working ordinario per affrontare l’emergenza. Il Comune di Trieste è il primo Comune italiano ad applicare il modello Lae (Lavoro agile in emergenza) per contenere l’espansione del nuovo coronavirus Covid-19.
Il Lae non nasce oggi, ma arriva da lontano grazie a una legge del 2017. L’amministrazione di Trieste ha quindi messo a regime uno strumento già esistente, su cui da tempo stava lavorando, che si adatta alla perfezione alla situazione emergenziale che si è venuta a creare in tutto il Paese a causa del coronavirus. Grazie alle attività svolte in questo senso, il Comune di Trieste è stato in grado di rispondere in tempi rapidi.
Naturalmente non tutto può essere gestito da remoto: basti pensare alle attività di uno sportello. Ma la collaborazione da parte dei dipendenti comunali, e una razionalizzazione del lavoro che determinasse compiti e ruoli chiari, hanno creato le condizioni ottimali. Per rendere lo svolgimento delle attività il più semplice possibili, il Comune di Trieste ha selezionato della attività che si potessero svolgere da un semplice smartphone. Fatto salvo i dipendenti che dispongono di un PC e una connessione a internet: in questo caso si può accedere ad altri compiti.
Il Lae, così come è stato applicato dal Comune di Trieste, può essere replicato anche ad altre realtà della pubblica amministrazione. L’auspicio è proprio quello di estendere lo smart working come risposta immediata alle emergenze. Un cambiamento di mentalità e di approccio che può essere di ispirazione per tutta la PA.