Si tratta di una vera e propria malattia che rende incapaci di resistere all’impulso di giocare d’azzardo o fare scommesse: stiamo parlando della ludopatia. Chi ne è affetto trascura il lavoro, lo studio e può arrivare a commettere furti o frodi per trovare i soldi da “investire” . È una condizione molto seria che distrugge, nei casi più estremi, la vita del giocatore e dei suoi familiari.
Per sensibilizzare gli italiani contro i rischi del gioco d’azzardo parte oggi la campagna “Mettiamoci in gioco”, alla quale partecipa Ferrovie dello Stato (Fs).
Tre i binari sui quali Fs farà viaggiare il messaggio fino al 15 novembre: il più importante è quello della trasmissione dello spot sui monitor di bordo delle Frecce Trenitalia e di Grandi Stazioni e Centostazioni. Battage anche sui social grazie agli account Twitter @FSNews e @LeFrecce e sul canale Youtube di Fs; poi la distribuzione negli help center di Fs di materiale informativo; infine la dedica di due pagine del magazine La Freccia alla campagna.
Ma torniamo al problema e vediamo l’identikit del ”giocatore problematico”, quello più a rischio, lo ha tracciato la ricercatrice del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) () di Pisa Sabrina Molinaro. Raffigura un maschio di età media di 35 anni, nella metà dei casi senza una occupazione e comunque con un reddito personale inferiore ai 15.000 euro e che uno su tre utilizza almeno una sostanza illegale durante l’anno. Gioca a 3 o a più giochi tra videopoker, scommesse sportive e altri eventi, spendendo dai 350 ai 1500 euro al mese. La categoria “giocatore problematico” è cresciuta negli ultimi tre anni fino a interessare l’1,6% della popolazione, circa 250 mila persone.
“La dipendenza dal gioco d’azzardo è un vero problema”, ha precisato il ministro Graziano Delrio, intervenendo a Roma alla presentazione della campagna ed ha assicurato l’impegno del Governo su questo fronte anche attraverso la riduzione delle sale da gioco e l’aumento della tassazione: “due segnali molto forti”, ha sottolineato Delrio.