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Lockdown energetico: ecco quanto consumiamo con il digitale in Italia

Consume energia per digitale

In Italia il digitale è diventato una nuova utenza essenziale e i numeri sull’energia lo dimostrano: parlare di “lockdown energetico” significa guardare in faccia il costo invisibile di cloud, streaming e intelligenza artificiale.

Quanto pesa il digitale sulla bolletta elettrica

Secondo le stime elaborate da analisi su dati Terna, Politecnico di Milano e IEA, nel 2024 i data center italiani hanno consumato circa 5,8 TWh di elettricità, pari a circa l’1,9% dei consumi elettrici nazionali. Non è più una nicchia: è l’equivalente dei consumi di una grande città, concentrati in capannoni senza vetrine né insegne.

A livello globale, l’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) stima che nel 2024 i data center abbiano assorbito circa l’1,5% della domanda elettrica mondiale, con consumi intorno ai 415 TWh che potrebbero quasi raddoppiare entro il 2030. Dentro questo perimetro c’è di tutto: dai social network allo streaming, dall’e‑commerce all’AI generativa.

Data center: il nuovo cuore energivoro del digitale

In Italia la corsa alle infrastrutture è evidente: nel 2024 il consumo dei soli data center si aggirava sui 3,9–5,8 TWh, con oltre 200 impianti e una potenza IT nell’ordine di qualche centinaio di MW. Le proiezioni indicano un raddoppio o più entro il 2035, con una quota che potrebbe arrivare tra il 7% e il 13% dei consumi elettrici nazionali: significa che una fetta a due cifre della nostra elettricità servirà a tenere accesi server, raffreddamento e reti digitali.

Il motore di questa crescita sono soprattutto cloud e intelligenza artificiale: le richieste di connessione alla rete per nuovi data center sono cresciute esponenzialmente tra il 2023 e il 2025 e gli analisti stimano che i consumi del settore possano aumentare da 2 a 4 volte entro il 2030.

Lo scroll infinito che consuma

La responsabilità non è solo delle server farm. Ogni gesto quotidiano ha un costo energetico lungo tutta la filiera: rete, data center, dispositivo. Un’ora di streaming video può valere in media 0,12–0,24 kWh, a seconda della piattaforma e della qualità, mentre ogni gigabyte scaricato dalla rete può arrivare a “costare” intorno ai 5 kWh di energia primaria, se si considera l’intera infrastruttura.

Moltiplicato per milioni di utenti che guardano serie, scorrono video brevi e partecipano a call, il risultato è un carico costante sulla rete elettrica, soprattutto nelle ore serali. È il lato nascosto del “sempre connessi”: una domanda di energia che non si spegne mai, perché il digitale non ha serrande da abbassare.

Verso un “lockdown energetico” o una transizione digitale sostenibile?

L’idea di un “lockdown energetico” del digitale – limitare consumi di streaming e servizi non essenziali nei momenti di stress della rete – torna ciclicamente nel dibattito, soprattutto quando si parla di picchi di domanda e crisi dei prezzi. Senza un’ottimizzazione delle risorse e precisi piani a lungo termine, non saremo in grado di sostenere questa continua richiesta di risorse.
Nelle prossime settimane vedremo come il governo intende affrontare una situazione che, anche a causa delle guerre in corso, potrebbe diventare insostenibile per il paese.

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