Diversità. Equità. Inclusione. In una parola, DEI, anche se la formula dell’acronimo non appare la più idonea per descrivere tre galassie così ampie, così complesse, così mancanti e, dunque, così necessarie. La quarta puntata del Triathlon Ambientale 2026, promosso dal Tavolo Ambiente e Sostenibilità di Fondazione Italia Digitale, ha provato ad indagarne l’attuale stato dell’arte nonché le resistenze che ne impediscono, tuttora, un pieno accreditamento non solo nelle azioni delle organizzazioni complesse ma anche rispetto alle nostre vite personali.
A confrontarsi e ad aiutarci in una impresa certamente ardua sono state Emilia Blanchetti – Senior Consultant DEI di Amapola Società Benefit – e la Responsabile Comunicazione e Marketing di Amapola Società Benefit Micol Burighel.
Gli esiti di questa breve chiacchierata sono stati sorprendenti. A fronte di una narrativa (che esiste e che abbiamo il dovere di riconoscere, prima ancora che di contrastare) che vede e interpreta nel tema l’ennesima dissertazione “filosofica”, priva di impatto e fragile rispetto a contingenze ben più pressanti, Emilia Blanchetti ci restituisce un piano di riflessione analitico al cui interno i vantaggi (di engagement, di fidelizzazione, di reputazione), per le organizzazioni che scelgono di riflettere, prima, e di attuare, poi, politiche Dei sono chiari e misurabili. Di più, promettenti e competitivi. Tuttavia, non basta. Proprio le dichiarazioni di chi vede in queste politiche una mera perdita di tempo ci dicono che, forse, ad essere sbagliato non è l’animus quanto, piuttosto, il corpus di dotazioni e di stili che abbiamo scelto per accreditare la Diversità, l’Equità e l’Inclusione nei gangli di una rinnovata giustizia sociale.
A tal proposito, entrambe le nostre ospiti sono state chiare: dobbiamo imparare ad ascoltare, intendendo questa soft skill – troppo spesso sottovalutata o, peggio, mistificata – non in senso tattico e interlocutorio ma, al contrario, in senso empatico, nel solco di quella lezione che il decano delle Relazioni pubbliche Toni Muzi Falconi sintetizza con un salutare “uscire da sé” e dunque dal proprio pregresso, dalle proprie convinzioni, dalle esperienze vissute e, ancora, dalle vittorie riportate e dalle sconfitte subìte. Riconoscendo di fatto il significato più essenziale di un processo comunicativo che non è quello di convincere o di persuadere quanto quello di condividere idee, spunti, soluzioni, sfide nella cornice di un clima paritario.
Ascoltare diventa così l’unico modo possibile per dialogare non solo con chi non la pensa come noi ma anche per disinnescare quella crescente distanza (che ci riguarda e ci interessa tutte e tutti, senza alcuna esclusione) tra ciò che pensiamo e dichiariamo, anche in buona fede e ciò che pratichiamo nelle azioni e nei comportamenti quotidiani. I dati ci dicono, ancora una volta, che c’è ancora molto da fare. Ma il ritardo o l’urgenza non devono indurci alla fretta o, ancora, a soluzioni e condotte interlocutorie. Privilegiamo, per una volta, così come provocatoriamente proposto da Micol Burighel, il coraggio. Di una comunicazione più lenta, più riflessiva e meno reattiva, per esempio. Chissà che non sia questa, apparentemente antistorica, la strada percorribile e funzionale ad una sedimentazione che ancora prima di essere sociale, economica, geopolitica o finanziaria è e rimane semplicemente culturale.
Rivedi la puntata:
Consigli di lettura:
Gli strumenti pratici di UN Global Compact:
2) Come sviluppare una policy DEI
3) Come monitorare e misurare la DEI
Dentro il lavoro, contro la violenza. Il ruolo delle organizzazioni nella prevenzione e nel contrasto alla violenza di genere – Paper Amapola, 2026
Sarò Brevi, la newsletter di Flavia Brevi, esperta di comunicazione inclusiva
Fabrizio Acanfora, L’errore. Storia anomala della normalità, Luiss, 2024
Dentro il Triathlon Ambientale:
Questo articolo prosegue la nuova rubrica di Digitale Popolare dedicata al Triathlon Ambientale, il percorso di formazione promosso dal Tavolo Ambiente e Sostenibilità di Fondazione Italia Digitale. Da questa stagione, a ogni appuntamento in diretta del venerdì (14–15) sui canali social della Fondazione seguirà un articolo di approfondimento giornalistico, con spunti, riflessioni e parole chiave emerse dal confronto con ospiti ed esperti. Un modo per sedimentare i contenuti, ampliare il dibattito e offrire strumenti utili a chi vuole integrare sostenibilità, innovazione e competitività nella propria organizzazione.
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Di Chiara Bianchini e Stefano Martello, coordinatori del Tavolo Ambiente e sostenibilità di Fondazione Italia Digitale e curatori del Triathlon Ambientale