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Triathlon Ambientale: il valore della riflessione intermedia

La presente riflessione è da intendersi come vero e proprio momento costitutivo del progetto
Triathlon Ambientale.


È possibile, a soli tre episodi realizzati nella stagione 2026, tracciare già un bilancio, intravedendo l’esito di quanto auspicato in fase progettuale? Certamente no, e non lo pretendiamo. Ma nel contempo possiamo – per certi versi, dobbiamo – riflettere su quelle risultanze che pur intermedie, possono aiutarci a capire se la strada intrapresa sia quella giusta. O se, al contrario, occorra intervenire su piccoli/medi/grandi particolari.
Non si tratta solo di un esercizio di stile, piuttosto di un esercizio tout court, per non cedere alla tentazione di una abusata misurazione finale tra due estremi polarizzati: da una parte, il successo, inteso come pieno e totale raggiungimento di quanto sperato. Dall’altra, il fallimento, dato dalla mancata (anche solo per una manciata di centimetri) coincidenza tra ciò che si voleva e ciò che si è materialmente raggiunto.
Non che questo metodo sia sbagliato; d’altronde lo abbiamo rispettato anche noi rispetto alla stagione 2025 del Triathlon Ambientale, ed è stato di fatto un momento di riflessione che ha coinvolto tutte le parti organizzative facendo emergere spunti che sono poi “tornati” nell’edizione odierna. Sotto forma di conferme o di aggiustamenti in progress o di esili a tempo indeterminato.
Ma questo, purtroppo, non basta. Confinare la misurazione ad un mero momento finale vuole significare, di fatto, consegnarla ad una inanità attuativa che stride con i tempi che stiamo percorrendo (non solo rispetto all’ambiente). Per dirla semplice, cosa possiamo fare se non prendere atto di ciò che è stato, tentando di non ripeterlo (se negativo) o di replicarlo, se positivo? E non è anche questo un rischio per una tensione critica che dovrebbe rimanere attiva e reattiva di fronte a variabili improvvise?
Al contrario, fermarci nelle pieghe intermedie di un progetto, qualunque esso sia, qualunque scopo serva, ci può aiutare ad attualizzare il presente senza per questo cristallizzarlo; valutando obiettivamente se ciò che abbiamo appena raggiunto è funzionale a ciò che ci resta ancora da fare. Filosofia, dirà qualche scettico, ma non è così. Un esempio, in tal senso. Abbiamo scelto di dedicare le prime puntate a due questioni di metodo (competitività e multidisciplinarietà) perché riteniamo che oggi il metodo comunicativo sia sotto l’attacco di una delegittimazione che (ri)mette tutto in discussione. Questa scelta è stata compresa/decodificata/introiettata dal nostro pubblico, si o no? Se si, in che misura? E se no, cosa possiamo fare nell’immediato futuro per sedimentare un principio riabilitativo per noi strategico in una ottica di medio lungo periodo? Domande dalle cui risposte dipenderà la resa dell’intero progetto. Domande su cui abbiamo il dovere di ragionare per non lasciare che le risposte irrompano in un momento improvviso, e per questo ingovernabile. E, ancora per questo, pericoloso per le conseguenze attuative che potrebbe comportare. Le crisi, a ben vedere, spesso sono innescate dal semplice fatalismo più che dal dolo. Insomma, non si tratta di filosofia. Semmai di cinico calcolo.

Dentro il Triathlon Ambientale:

Questo articolo prosegue la nuova rubrica di Digitale Popolare dedicata al Triathlon Ambientale, il percorso di formazione promosso dal Tavolo Ambiente e Sostenibilità di Fondazione Italia Digitale. Da questa stagione, a ogni appuntamento in diretta del venerdì (14–15) sui canali social della Fondazione (ma anche in assenza della scusa fornita dall’appuntamento) seguirà un articolo di approfondimento giornalistico, con spunti, riflessioni e parole chiave emerse dal confronto con ospiti ed esperti. Un modo per sedimentare i contenuti, ampliare il dibattito e offrire strumenti utili a chi vuole integrare sostenibilità, innovazione e competitività nella propria organizzazione.

Scarica l’ebook con le parole chiave della prima stagione del Triathlon Ambientale.

Di Chiara Bianchini e Stefano Martello, coordinatori del Tavolo Ambiente e sostenibilità di Fondazione Italia Digitale e ideatori e curatori del Triathlon Ambientale

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