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Facilitazione e Ambiente. Costruire i processi, governare le attese, misurare gli esiti

In un ambiente, quello infrastrutturale, attraversato da conflitti ideologici e da una partecipazione frammentaria e, spesso, ideologicamente contraddistinta, la metodologia della facilitazione assume una funzione assolutamente strategica, aiutando un processo di conoscenza diffuso e implementando, così, una più matura consapevolezza decisionale e comportamentale. È quanto emerso dalla terza puntata del Triathlon Ambientale 2026, promosso dal Tavolo Ambiente e Sostenibilità di Fondazione Italia Digitale e dedicata ad una metodologia che, per quanto già nota sul versante pubblicistico, sconta ancora una parziale applicazione nella quotidianità operativa. A confrontarsi sono stati Nicola Giudice, Responsabile Facilitambiente (esperienza avviata dalla Camera di Commercio di Milano Monza Brianza e Lodi) e l’urbanista e facilitatore Andrea Panzavolta.
Definire lo stato dell’arte della facilitazione non è, oggi, un mero esercizio intellettuale ma rappresenta, di fatto, una necessità stringente per comprendere quel punto di partenza che deve essere costantemente monitorato e stimolato, per dimostrare dati alla mano la resa di una metodologia che sconta ancora diversi pregiudizi di fondo.
A impensierire gli estensori – al netto di una componente tecnica che evidenzia una corposa multidisciplinarietà di apporti e competenze – la percezione di una tecnica che molti, troppi, associano ad un intento meramente persuasivo, nei gangli di un processo altrettanto meramente formale in cui le decisioni sono già state assunte. Dimenticando il posizionamento del processo stesso che non entra mai nel merito delle questioni, limitandosi ad una azione informativa che ha lo scopo esplicito di fornire alle parti interessate quella conoscenza che è funzionale all’assunzione di decisioni e comportamenti consapevoli nella cornice dell’individuazione di un punto di sintesi tra i vari interessi e le varie aspettative in campo. Il facilitatore, in questo senso, è e rimane un soggetto terzo e neutrale che non qualifica e/o dequalifica le posizioni in campo che intervengono in un momento in cui, paradossalmente, la sua funzione è già conclusa. Definire questo punto diviene così fondamentale per sedimentare la stessa credibilità della metodologia indagata e l’autorevolezza del professionista chiamato a governarne la resa, evitando così che la stessa rimanga in balia di un sistema alimentato da polarizzazioni che non hanno ragion d’essere.
In ballo, come spesso accade per molti dei temi indagati dal Triathlon Ambientale, non c’è solo un metodo ma c’è anche – forse soprattutto – il superamento culturale di un presente troppo pericolosamente adagiato sul motto “o con me o contro di me” e assolutamente poco inclusivo nei confronti di quel principio partecipativo che deve tornare ad essere protagonista sano di un dibattito maturo.

Rivedi la puntata:

Consigli di lettura:
Pino De Sario, Facilitazione, FrancoAngeli, 2021
www.facilitambiente.it

Dentro il Triathlon Ambientale:

Questo articolo prosegue la nuova rubrica di Digitale Popolare dedicata al Triathlon Ambientale, il percorso di formazione promosso dal Tavolo Ambiente e Sostenibilità di Fondazione Italia Digitale. Da questa stagione, a ogni appuntamento in diretta del venerdì (14–15) sui canali social della
Fondazione seguirà un articolo di approfondimento giornalistico, con spunti, riflessioni e parole chiave emerse dal confronto con ospiti ed esperti. Un modo per sedimentare i contenuti, ampliare il dibattito e offrire strumenti utili a chi vuole integrare sostenibilità, innovazione e competitività nella propria organizzazione.

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Di Chiara Bianchini e Stefano Martello, coordinatori del TavolAmbiente e sostenibilità di Fondazione Italia Digitale e curatori del Triathlon Ambientale

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