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All-in sul digitale? Le imprese ci credono

Tra il 2023 e il 2025, il 41% delle imprese investirà nel digitale

Tra il 2023 e il 2025, il 41% delle imprese investirà nel digitale

È quanto rivela un sondaggio IpsosUnioncamereTagliacarne, diffuso in occasione della Conferenza internazionale del 27 ottobre a Torino.

L’appuntamento, organizzato da Unioncamere in collaborazione con la Camera di commercio di Torino, fa il punto su criticità e sfide con cui si deve confrontare il sistema produttivo nazionale.

E il primo passo è proprio capire quale sia il sentiment degli imprenditori: 6 su 10 ritengono che nei prossimi 12 mesi la situazione resterà stabile per chi fa impresa; per quasi il 25% invece migliorerà molto o almeno un po’. La quota dei pessimisti, quindi è prossima al 18%, in discesa rispetto allo scorso anno quando era pari al 42%. Certo non tutto il Paese mantiene questo profilo.

Le aziende del Nord mostrano infatti maggior ottimismo per il prossimo futuro rispetto a quelle del Mezzogiorno e del Centro Italia (al Nord gli ottimisti o i “neutrali” sono l’85% mentre al Sud tale quota scende all’81% e al Centro al 77%). La manifattura e i servizi contano inoltre le quote più elevate di imprese che propendono per una stabilità dell’andamento aziendale nei prossimi mesi o in un suo miglioramento, rispetto al commercio.

il presidente di Unioncamere, Andrea Prete

La mancanza di certezze è ormai un elemento strutturale a livello globale ma gli italiani sono abituati a lavorare di creatività. Già dopo lo scoppio della guerra Russo-Ucraina abbiamo mostrato una grande capacità di flessibilità e di resilienza. Ed ora faremo altrettanto – ha detto il presidente di Unioncamere, Andrea Prete -. Digitale e green spingono inoltre la fiducia delle imprese sul futuro. Tra il 2023 e il 2025, Il 41% delle imprese (5-499 addetti) pensa di investire nella transizione digitale e il 46% nella transizione green. Anche per questo le aziende che prevedono un miglioramento del proprio business sono più numerose rispetto a quelle che ne stimano un peggioramento (24% contro 18%)”.

La burocrazia elefantiaca, inoltre, è un vincolo che occorre rimuovere. Secondo il presidente di Unioncamere “bisogna semplificare tutte quelle procedure che ancora oggi frenano il fare impresa in Italia e che sono vissute come un fardello troppo pesante soprattutto dai più giovani che vogliono mettersi in proprio: ben 7 imprese under 35 su 10 vedono nella burocrazia l’ostacolo maggiore all’utilizzo delle risorse del PNRR”.

Le incognite del contesto a livello mondiale sono notevoli. I dati presentati all’incontro, frutto di elaborazioni di Unioncamere e Centro studi Tagliacarne sulla base delle principali fonti nazionali e internazionali, mostrano che il commercio mondiale, in crescita da circa 20 anni, ha probabilmente raggiunto il suo tetto: l’export mondiale di beni e servizi è infatti costantemente prossimo al 30% del Pil.

Per quanto riguarda la sostenibilità, una impresa su 4 ha investito in tecnologie green a basso impatto ambientale (ma il 15% ritiene che le risorse economiche siano insufficienti a superare questa sfida e il 5,2% lamenta costi troppo elevati delle materie prime verdi).

Cresce anche l’adozione del digital lending da parte di soggetti finanziari non bancari. Nella classifica a livello di G7, l’Italia è al terzo posto, dopo Stati Uniti e Regno Unito, per prestiti concessi da soggetti non bancari, con 1,9 miliardi di dollari.

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