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Anthropic, watermark sui testi di Claude AI: ecco come funziona

Anthropic watermark Claude AI

Anthropic introduce un watermark nei testi di Claude AI: è invisibile, non identifica gli utenti e aiuta a riconoscere i contenuti generati

Riconoscere i testi generati dall’AI diventerà sempre più facile. Anthropic ha infatti annunciato che nei prossimi modelli Claude sarà introdotto un sistema di watermark pensato per indicare la possibile presenza dello zampino dell’AI nella scrittura di un contenuto. Una novità nata anche per conformarsi agli obblighi previsti dall’AI Act europeo. 

Per gli utenti, non ci sono cambiamenti nell’utilizzo dell’AI. Il watermark sarà infatti invisibile al lettore e non avrà come conseguenza l’aggiunta di caratteri nascosti nel testo. Non conterrà, al tempo stesso, informazioni capaci di risalire a una persona, un’organizzazione o una specifica conversazione con Claude. 

Piuttosto, il sistema interviene nel modo in cui il modello sceglie le parole durante la generazione di una risposta. Nella generazione di un testo, infatti, l’AI valuta diverse possibilità prima di selezionare il termine successivo. E in molti casi esistono più parole ugualmente valide, capaci di mantenere pressoché invariato il significato complessivo della frase. 

Il watermark pensato da Anthropic sfrutta proprio queste opzioni di scelta. Claude continuerà a selezionare parole appropriate, ma la componente casuale della selezione viene determinata tramite una chiave e il contesto precedente. Nel corso di un testo abbastanza lungo si forma così uno schema statistico. Chi dispone della chiave può verificare quanto il contenuto sia compatibile con una generazione effettuata da Claude. 

Anthropic punta sul watermark per rendere Claude AI riconoscibile

La scelta di applicare un watermark ai propri contenuti è direttamente collegata alla normativa europea. Anthropic ha aderito a luglio 2026 al Codice di buone pratiche sulla trasparenza dei contenuti generati dall’AI, estendendo la sua decisione a livello globale, anziché limitarlo agli utenti europei. 

Per le immagini e gli altri file supportati, la soluzione sarà differente. Claude potraà inserire nei metadati una credenziale crittograficamente firmata basata sullo standard C2PA, utile a indicare il coinvolgimento dell’AI. Anche in questo caso, però, la credenziale non permetterà di risalire a informazioni identificative sull’utente. 

Dai test, annuncia Anthropic, emerge come la tecnica utilizzata per applicare il watermark sui testi non produca effetti pratici sulla qualità dei contenuti. Anche dal punto di vista delle prestazioni, il watermark sembra avere un impatto trascurabile sulla velocità e non richiede token aggiuntivi, aspetto che non dovrebbe far aumentare il costo di utilizzo del modello. 

Il sistema, comunque, non è privo di limiti. Il watermark infatti non permette di stabilire con certezza assoluta chi abbia scritto un testo. Al contrario, è in grado di fornire una stima della probabilità che Claude sia stato coinvolto nella sua produzione o modifica. 

Caso a parte è quello della revisione di contenuti già esistenti. Se si chiede a Claude di correggere soltanto grammatica e punteggiatura, infatti, gran parte delle parole resta quella originale e il modello, compiendo poche scelte linguistiche, potrebbe non avere spazi sufficienti per generare un watermark individuabile. 

Insomma, l’obiettivo non è rendere riconoscibili i contenuti artificiali, quanto piuttosto creare un segnale tecnico verificabile. Il tutto, senza però modificare in modo percepibile l’esperienza utente. Un passaggio che potrebbe assumere crescente importanza con l’entrata in vigore delle nuove regole europee sulla trasparenza dell’intelligenza artificiale.

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