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Intelligenza artificiale nella PA: c’è bisogno di professionalità e competenza

competenze e professionalità IA nella Pubblica Amministrazione

L’Intelligenza Artificiale (AI) sta cercando la sua giusta collocazione nella Pubblica Amministrazione (PA) italiana, il suo contributo è prevalentemente orientato al miglioramento, in termini di efficienza e di innovazione. Occorrono, però, competenze e professionalità IA nella PA.

Buone Pratiche di IA

Un buon esempio di utilizzo dell’intelligenza artificiale nella Pubblica Amministrazione è l’automazione dei processi burocratici. Attraverso il Machine Learning, processi di gestione dei documenti più rapidi e una migliore analisi dei dati, è possibile ridurre i tempi di attesa dei cittadini.

I chatbot, ad esempio, già utilizzati da diverse istituzioni pubbliche, rappresentano un altro utile esempio di utilizzo dell’intelligenza artificiale, perché semplificano la comunicazione con gli utenti, fornendo risposte rapide alle domande.

Nel settore sanitario, poi, l’intelligenza artificiale potrebbe supportare il monitoraggio dei pazienti e aiutare a prevenire le malattie attraverso l’analisi predittiva dei dati.

L’intelligenza artificiale può anche semplificare il processo civile telematico, argomento trattato in un precedente articolo,  e aiutare a gestire i casi in modo più efficiente, come ad esempio nell’analizzare in modo automatizzato le sentenze.

Competenze e professionalità IA necessarie

Tuttavia, per garantire un’attuazione efficace e sicura, è importante che si investa in competenze e professionalità IA nella PA. Ad oggi la normativa italiana di riferimento comprende il Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) e il Programma Triennale di Informatica nella Pubblica Amministrazione, entrambi promuovono l’uso di strumenti digitali, compresa l’Intelligenza Artificiale, ma evidenziano anche l’importanza della formazione continua per i dipendenti pubblici.

Un elemento da non trascurare, poi, è l’aspetto etico legato all’uso dell’IA nella PA. Gli algoritmi non dovrebbero sostituire il giudizio umano, ma dovrebbero essere considerati uno strumento di supporto alle decisioni. È importante che gli enti pubblici garantiscano trasparenza agli algoritmi, rispettino il principio di non discriminazione e tutelino la privacy dei cittadini secondo quanto previsto dal GDPR.

In questo contesto l’aspetto formativo dei dipendenti della PA assume ancor più un peso. Lo stesso Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione (2021-2023) fa specifico riferimento all’importanza della formazione, indicando che tutti i dipendenti devono sviluppare competenze trasversali per comprendere e gestire le tecnologie emergenti, tra cui l’IA. 

Strumenti a disposizione dei dipendenti delle PA

Diverse sono le iniziative formative intraprese, a titolo di esempio il Formez offre corsi di aggiornamento specifici sulle competenze digitali e sull’uso di nuove tecnologie come l’IA, attraverso percorsi di formazione a distanza (MOOC) e webinar per i dipendenti della PA. Ma anche grazie ai fondi europei previsti dal PNRR, la PA italiana ha a disposizione risorse per sviluppare percorsi formativi che mirano alla digitalizzazione e all’adozione di tecnologie IA.

Le professionalità IA

Una cosa è certa, la formazione e le professionalità necessarie si intendono su più livelli, tecnici, normativi ed etici. Alcune delle professionalità necessarie per supportare l’adozione dell’IA nella PA potrebbero essere: il Data Scientist, per l’analisi, gestione e interpretazione dei dati; gli sviluppatori IA e Machine Learning, per la programmazione e gestione degli algoritmi; l’esperto in sicurezza informatica e privacy; lo specialista in diritto tecnologico; l’esperto in innovazione trasformazione digitale, per la gestione del cambiamento e della trasformazione digitale.

Un elenco di professionalità non esaustivo che se associate alla formazione dei dipendenti della Pubblica Amministrazione rappresentano la chiave per realizzare appieno il potenziale trasformativo dell’IA nella PA.

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