Come funziona e quali sono i rischi di Dead Drops, le chiavette USB nei muri delle città?
Una rete di condivisione di file anonima, offline, peer to peer nello spazio pubblico.
È questa la definizione che il sito https://deaddrops.com dà di un fenomeno che potremmo definire un social network offline. L’iniziativa, che ha l’obiettivo di unire mondo fisico e mondo digitale, è molto semplice: come spiegato in un tutorial da Aram Bartholl, l’artista di Brema che nell’ottobre 2010 ha lanciato il progetto a New York, basta una chiavetta USB e po’ di cemento a presa rapida e il gioco è fatto.
Le chiavette si inseriscono nei muri, dai quali fuoriesce esclusivamente la parte finale, quella che va inserita nel PC. Chiunque può dunque collegarsi alla chiavetta e scaricare i file contenuti al suo interno o aggiungerne di nuovi. Sul sito è infatti disponibile una mappa che permette di cercare le chiavette già presenti o di inserire la localizzazione della propria nel Dead Drops database qualora se ne inserisca una nuova.

Aram Bartholl, fondatore del progetto Dead Drops
Stando ai dati del sito ufficiale, ad oggi ci sono 2277 chiavette sparse per il mondo per un totale di 70491GB di contenuti. Anche in Italia sono nate decine di chiavette USB posizionate in luoghi più o meno centrali, come il Foro Bonaparte a Milano, Piazzale Aldo Moro a Roma ma anche località turistiche, da Grosseto a Catania, Venezia e Napoli.
Ma quali sono i rischi di Dead Drops?
Sono principalmente due le problematiche che sorgono da questa modalità di scambio di contenuti multimediali: la prima è legata alla legalità della pratica. Fare buchi sui muri per inserirci delle chiavette USB può sicuramente considerarsi una pratica borderline, se non illegale. E lo è ancor di più se gli edifici “ospitanti” sono collocati in posizioni di valore storico e artistico.
Il secondo e più rilevante rischio è quello connesso alla sicurezza informatica. Non è possibile, infatti, avere la certezza che le chiavette USB alle quali ci si collega non siano “corrotte” con un file eseguibile messo lì apposta per aprirsi un varco nei sistemi. Nonostante la community che si raccoglie intorno al fenomeno cerchi di tenere aggiornata la mappa delle chiavette “pulite”, così da porsi come punto di riferimento ufficiale ed evitare contatti fasulli e rischiosi, non c’è un controllo effettivo sulla sicurezza delle chiavette.
Quanto successo può avere un fenomeno che punta alla condivisione in formato offline in un periodo in cui la trasformazione digitale è così pervasiva? Impossibile dirlo. Staremo a vedere se il fenomeno continuerà a diffondersi come fatto fin ora.