È stato approvato ieri, 23 aprile, alla Camera il Decreto PA 2025, un provvedimento atteso e discusso che punta ad accelerare la modernizzazione della Pubblica Amministrazione. Dentro ci sono novità interessanti, ma anche qualche punto critico, soprattutto per i piccoli enti locali che spesso faticano a tenere il passo delle riforme digitali.
Digitalizzazione dei servizi: un obbligo, non più un’opzione
Tra le misure principali c’è l’obbligo per le PA di digitalizzare le procedure legate a istanze, segnalazioni e comunicazioni. Questo significa che ogni cittadino dovrà poter compilare online un modulo, inviarlo con SPID o CIE, e ricevere risposta via PEC o portale. Le amministrazioni, inoltre, dovranno scambiarsi dati in modo diretto, senza più convenzioni complesse. È una svolta che semplifica, almeno sulla carta.
Nuove figure
Il Decreto prevede anche una modernizzazione dei ruoli interni alla PA. Introducendo nuove figure professionali come il Social Media e Digital Manager, deputato a gestire i canali istituzionali e ad interfacciarsi con i cittadini attraverso le piattaforme online.
Personale e mobilità: cambiano le regole
Il decreto prevede che almeno il 15% delle nuove assunzioni sia coperto da personale proveniente da altre amministrazioni. Un modo per facilitare la mobilità e valorizzare chi ha già esperienza nel pubblico. Ma per i comuni piccoli, che spesso hanno bisogno di competenze specifiche e poco tempo per attivare questi percorsi, questa potrebbe diventare una rigidità difficile da gestire.
Graduatorie e assunzioni: spiragli e limiti
Tornano le graduatorie con validità triennale e si amplia la possibilità di usarle anche tra enti diversi, con accordi. Una boccata d’aria per chi aspetta da anni uno scorrimento. Anche le assunzioni per il PNRR sono semplificate: si potrà andare oltre i 36 mesi, ma comunque non oltre il 2026.
I lati positivi? Non mancano.
Il decreto ha il merito di forzare la PA a cambiare passo sulla digitalizzazione. L’obbligo di informatizzare i processi, se ben accompagnato, può finalmente far uscire molti uffici dall’era della carta. Inoltre, l’apertura sulle graduatorie condivise favorisce l’efficienza e riduce i tempi di assunzione.
Ma ci sono anche fragilità.
Il vincolo del 15% sulla mobilità rischia di essere penalizzante per i piccoli enti, che hanno margini di manovra molto limitati. Inoltre, il decreto esclude gli enti locali dal beneficio dello sblocco sul trattamento economico accessorio: un segnale poco incoraggiante per chi lavora in settori già sottofinanziati.
In sintesi
Il Decreto PA 2025, con le sue luci e le sue ombre, segna un passo in avanti nella trasformazione digitale delle amministrazioni. Ma perché il cambiamento sia reale e duraturo, serve accompagnare gli enti locali, soprattutto quelli più fragili, con strumenti concreti e risorse adeguate.