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Il Deepfake è ufficialmente un reato con la nuova legge sull’IA

il deepfake è reato

Finalmente il deepfake potrà essere punito per legge? Oggi è possibile dire con certezza: il deepfake è ufficialmente un reato nel contesto della nuova normativa italiana.

Cosa dice la norma sull’IA

La norma introduce l’articolo 612-quater c.p., che contempla la “illecita diffusione di contenuti generati o alterati con sistemi di intelligenza artificiale”. Secondo il testo, chiunque diffonda immagini, video, audio o voci falsi, generati o manipolati con strumenti di IA, e che causino un danno ingiusto alla persona ritratta, è punibile con reclusione da uno a cinque anni (salvo aggravanti).

La nuova legge italiana sull’intelligenza artificiale introduce l’articolo 612-quater del codice penale, dedicato proprio a chi crea o diffonde contenuti falsi generati con sistemi di IA. Le pene vanno da uno a cinque anni di reclusione, con aggravanti nei casi più gravi. È un intervento atteso, perché finora chi subiva un deepfake poteva contare solo su strumenti giuridici indiretti — diffamazione, sostituzione di persona, violazione della privacy — ma nulla di specifico contro questa forma di manipolazione.

La nuova disposizione si inserisce in un contesto più ampio: l’AI Act dell’Unione Europea (Regolamento UE 2024/1689), entrato in vigore nell’agosto 2024, ha introdotto obblighi di trasparenza per i sistemi che generano contenuti sintetici, imponendo che tali contenuti siano marcati come “manipolati” o “artificiali” e rendibili identificabili.

Il Deepfake nella cultura pop

Anche la cultura pop si sta muovendo su questo tema: nel quarto capitolo stagionale di The Morning Show, viene utilizzato un deepfake contro la protagonista Alex Levy come elemento narrativo fondamentale per mettere in luce proprio i rischi dell’identità digitale: reputazione compromessa, accuse basate su falsificazioni, la sfida di far valere la propria voce quando “ciò che vedi” può non essere vero.

L’introduzione del reato di deepfake rappresenta quindi un passo concreto verso la tutela dell’identità digitale e la responsabilizzazione nell’uso dell’intelligenza artificiale. È un segnale chiaro: la creatività tecnologica deve convivere con regole che proteggano le persone da manipolazioni dannose.

In prospettiva, sarà importante che l’applicazione della norma sappia bilanciare due esigenze fondamentali: la libertà d’innovazione e la salvaguardia della dignità individuale. Solo in questo equilibrio potrà svilupparsi un ecosistema digitale davvero sicuro e sostenibile.
Credo che sia una norma giusta e necessaria. Non blocca l’innovazione, ma la orienta. Perché l’intelligenza artificiale, come ogni grande strumento, dipende dall’uso che ne facciamo. E se da un lato ci offre possibilità straordinarie, dall’altro ci chiede di essere più consapevoli, più responsabili e, soprattutto, più umani.

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