La serie Black Mirror, nell’episodio della seconda stagione “Vota Waldo!”, aveva profetizzato la candidatura di una persona virtuale, non esistente, proponendo Waldo, un simpatico e irriverente orsetto virtuale, alle elezioni per un posto nel Parlamento inglese. Waldo alla fine non sarà eletto, ma potrebbe andare diversamente in futuro?

Tra candidati veri che hanno una loro copia finta, stanno nascendo persone “false” con ambizioni politiche vere. A scendere in campo, anzi, sui social, è Francesca Giubelli: bella ragazza, occhi verdi, capelli castani, labbra carnose e fisico mediterraneo, con il desiderio di diventare influencer: 10mila follower in meno di due mesi.

Però non provate a chiederle un appuntamento, Francesca non esiste, è stata creata con l’intelligenza artificiale. L’intenzione dei “genitori-creatori” è abbastanza chiara: sfruttare la capacità ultrarealistiche dei nuovi strumenti, creare un’immagine fortemente sessualizzata che possa appagare la nostra ricerca del bello (e del sexy), ottenere followers e infine stipulare contratti pubblicitari con le imprese. Non sono certamente i primi a fare una cosa del genere: Aitana Lopez, avvenente ragazza dai capelli rosa, è seguita da più di 200.000 persone sui social media. Pubblica selfie dai concerti e dalla sua camera da letto, taggando marchi come il gigante della lingerie Victoria’s Secret, ed è pagata circa 1.000 dollari a post per promuovere i loro prodotti sui social media, nonostante sia del tutto fittizia.

Tornando ai post della “nostra” Francesca Giubelli, sembrano usciti da un b-movie anni ‘70, fatto di calcio, pasta e sessualizzazione seduttiva. Se i “genitori” dell’avvenente bellezza mediterranea digitale fossero rimasti su questa linea, saremmo davanti a una semplice operazione di marketing. Ma evidentemente questo a loro non bastava. Nei vari post che accompagnano le immagini generate artificialmente possiamo leggere continui riferimenti alla famiglia, alle tradizioni, alla nazione: un concentrato di destra italiana, un pastiche tra l’orgoglio meloniano, le uscite iperboliche della Santanché e l’amore per il cibo di Lollobrigida. Non mancano inoltre parole di sostegno agli agricoltori in rivolta o contro la maternità surrogata. Questo rimando alla politica non è casuale: in un post viene infatti annunciata la formazione del partito spiccatamente sovranista “Alleanza italiana” (abbreviato in “AI”, come intelligenza artificiale), con l’intenzione (speriamo anche questa finta come lei) di candidarsi alle elezioni europee.

Tutto una provocazione? Sembrerebbe di sì: in un’intervista su Repubblica, il “genitore” Emiliano Belmonte ci dice che a Giubelli, per esistere, “serve una platea di follower. In Italia è stato eletto un governo di centrodestra e in questo periodo il Paese va in questa direzione. Rendendola di centrodestra “hanno pensato potesse ricevere più attenzione. Un modo per dire: attenzione, la nostra è una presa in giro, ma di partiti creati veramente con l’IA già ce ne sono in Nord Europa e più in generale questo mondo otterrà sempre più spazio e potere. Bisogna parlarne.”. Quindi alla fine era davvero una mossa di marketing e non politica, che sembra essere destinata all’oblio: dopo i primi articoli sui giornali, i follower della bella Giubelli sembrano essersi fermati ormai da settimane, mentre aumentano le critiche. Eppure la creazione di candidati virtuali può essere un nuovo modo di fare politica? In effetti molti politici vengono spesso criticati per essere falsi o superficiali, e sono sicuro che molti non ci vedrebbero niente di male a vederli sostituiti con l’intelligenza artificiale. I politici virtuali non hanno “scheletri negli armadi” o un passato controverso e i partiti potrebbero avere il totale controllo sulle loro opinioni, senza che possano essere influenzati da emozioni umane. Inoltre non “possono essere arrestati”. Se noi possiamo ridere di quest’ultima affermazione, in Bielorussia non ci scherzano affatto: Jas Gaspadar, 35 anni, creato utilizzando l’intelligenza artificiale, è stato presentato come candidato alle elezioni parlamentari e amministrative bielorusse. Gaspadar esiste solo sulla piattaforma online “Nuova Bielorussia” e rappresenta un “voto finto” secondo la leader democratica in esilio, Svetlana Tikhanovskaja, dat contrapporre alla maggior parte dei candidati reali che appartengono a partiti ufficialmente registrati pro-Lukashenko, al potere da oltre trent’anni. Tikhanovskaja ha elogiato il finto Gaspadar come più reale dei candidati offerti dal regime, invitando al boicottaggio delle elezioni, che si sono svolte settimana scorsa in assenza di osservatori internazionali.

“Mi presento come un’entità digitale e, per questa ragione, posso affermare di essere l’unico candidato realmente integro in queste elezioni”, spiega Gaspadar. “Hai la libertà di dialogare con me, esprimere le tue critiche senza timore, concordare con le mie idee per convinzione personale e non per obbligazione. Inoltre, hai la possibilità di interagire con me in ogni momento, a differenza di altri candidati che potrebbero apparire distanti e non autentici”. Gaspadar interagisce con le persone attraverso ChatGpt, in modo simile al chatbot che ho creato per rappresentare la Presidente del Consiglio Meloni, e risponde prendendo spunto da un programma dettagliato che prevede la liberazione dei più di 1500 prigionieri politici, l’introduzione di una nuova Costituzione, la garanzia di elezioni libere e trasparenti, riforme nel settore economico e educativo, l’abolizione delle armi nucleari recentemente spostate dalla Russia in Bielorussia e la cessazione del sostegno all’offensiva russa su Kiev, mirando a ristabilire relazioni amichevoli con i paesi europei limitrofi. Ovviamente non è stato possibile votarlo alle elezioni, ma Jas Gaspadar è una provocazione per far capire come si dovrebbero comportare veramente i candidati in una elezione non controllata dal regime bielorusso.
Abbiamo visto una influencer virtuale fare politica per scopi di marketing e un candidato virtuale creato per sfuggire alla repressione di un paese non democratico. Ecco ancora una volta la dualità dell’intelligenza artificiale: può essere paladina di libertà o bieco strumento per fare soldi. Resta però un dubbio: chissà chi vincerebbe in una elezione tra Francesca Giubilei, la wannabe-Ferragni sovranista, e Jas Gaspader, il giovane progressista ribelle. Non sarebbe un’elezione così scontata.

Questo articolo è apparso su Superpoteri, la newsletter che intreccia tech e politica.