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Il Partito dell’Intelligenza Artificiale

Le regole di OpenAI e le comunità non anglofone

I numerosi dibattiti a cui assistiamo negli ultimi tempi sull’Intelligenza Artificiale si arricchiscono con la notizia della nascita di un partito politico fondato dall’Intelligenza Artificiale. Notizia che ha il sapore della provocazione o quasi.

L’ Influencer Virtuale

Nasce il primo partito politico dell’Intelligenza Artificiale e come se non bastasse la sua fondatrice è un’influencer virtuale, tale Francesca Giubelli. L’influencer conta su Instagram 10K followers e ha annunciato in un post, del 1 febbraio scorso, la nascita del partito “Alleanza Italiana”. La Giubelli spera di correre per le prossime elezioni europee, promuovendo la bellezza e l’innovazione del nostro Paese nel mondo.

Il suo slogan recita: “Alleanza Italiana: L’intelligenza Artificiale al Servizio dei Cittadini”. Per poi spiegare che “…è la visione che guida questo progetto ambizioso. Vogliamo dimostrare come l’IA possa essere uno strumento positivo per la promozione del nostro patrimonio culturale, culinario e di moda”. Un post/manifesto a cui ne seguono altri che spaziano dal Festival di Sanremo alla promozione dei prodotti made in Italy, neanche a dirlo.

Intelligenza Artificiale e Politica nel Mondo

E se nel nostro paese questa sembra una novità, nel resto del mondo l’Intelligenza Artificiale in politica è già realtà. 

Nel 2022, infatti, abbiamo assistito alla nascita del primo partito danese di stampo populista “The Synthetic Party”, le cui decisioni dipendono da un software di Intelligenza Artificiale. L’intenzione del suo fondatore è quella di rappresentare tutti i partiti marginali che non hanno ottenuto un seggio nel paese dal 1970. Scopo del partito, inoltre, è quello di sensibilizzare sul ruolo dell’intelligenza artificiale nelle nostre vite e consentirle di trovare spazio all’interno della democrazia.

Negli Stati Uniti, invece, è attivo il progetto AI Politician, una piattaforma che raccoglie preoccupazioni e idee, le elabora, interpretando i bisogni dell’opinione pubblica. Lo scopo è quello di semplificare e velocizzare il processo legislativo. Il controverso slogan recita “È politica senza la politica, e senza i politici”.

Ed ancora c’è Sam il politico virtuale della Nuova Zelanda. Sam è un sofisticato sistema di intelligenza artificiale che elabora grandi quantità di dati per generare risposte a domande pubbliche. Analizzando i dati storici, gli eventi attuali e gli input degli utenti, fornisce approfondimenti e potenziali soluzioni a problemi urgenti. A differenza dei politici tradizionali, le sue “decisioni” si basano su dati e algoritmi, puntando all’obiettività e al bene comune.

Idea Futuristica

In definitiva, considerato l’astensionismo che affligge la politica, non sorprende la volontà di quest’ultima di avvicinarsi ai più giovani utilizzando canali comunicativi alternativi e da loro meglio compresi. E sebbene l’idea del virtuale che entra in politica possa sembrare futuristica, offrirà senza dubbio sia sfide che opportunità, rimodellando il modo in cui pensiamo alla leadership nell’era digitale.

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