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In un viaggio che si compie in solida leggerezza per circa 100 pagine, Andrea Prencipe, Rettore della Luiss e Professore di Organizzazione e Innovazione, e Massimo Sideri, ex direttore del Corriere Innovazione e che presso la Luiss insegna Storia socio-economica dell’innovazione, con il “Il Visconte Cibernetico” (Nautilus, Luiss University Press) provano – e ci riescono perfettamente – ad accompagnare il lettore, la lettrice, verso pensieri nuovi, capovolti, ragionati e immaginati.

C’è da dire subito che questo volumetto, inversamente proporzionale all’ampiezza del contenuto che divulga, segue di poco più di un anno l’uscita de “L’innovatore rampante” (maggio 2022) a cura degli stessi autori di cui sopra.

Perché scomodare Calvino?

Per diversi motivi ma per uno in particolar modo: indagare il presente attraverso ragionamenti dirompenti, che destrutturano, che smontano certezze consolidate. 

Armatevi di memoria, magari rinunciando ad utilizzare per un attimo Google e “Il Visconte Cibernetico”, impreziosito dalla prefazione a firma di Maria Chiara Carrozza, diventerà una lettura ancora più sorprendente. Viaggerete cercando di recuperare, nella cesta dei ricordi, i vostri studi scolastici – e qualcosina in più – ma non scoraggiatevi perché gli autori vi condurranno, attraverso un percorso fatto di racconti e metafore, di esempi e di ipotesi – in un campo in cui da qualsiasi parte veniate non vi sentirete mai estranei. 

Già per entrare nel 2000, Italo Calvino, sollecitato da Alberto Sinigaglia in una bellissima intervista per la RAI che trovate qui, ci consegnò tre chiavi, anzi talismani come disse Sinigaglia: “imparare delle poesie a memoria, molte poesie a memoria”; “anche fare dei calcoli a mano, delle divisioni, delle estrazioni di radici quadrate, delle cose molto complicate”; “combattere l’astrattezza del linguaggio che ci viene imposto ormai con delle cose molto precise e sapere che tutto quello che abbiamo ci può essere tolto da un momento all’altro”.

Siamo nel 2024, sono passati diversi anni da quell’intervista ma le parole dello scrittore sanremese continuano a confortarci come se facessero parte di un metodo, di un protocollo che – se seguito – può evitare di farci sprecare tempo inutilmente visto che tutto, da un momento all’altro, può sparire avvolto “in una nuvola di fumo”.

Il Metodo Calvino

Ed è proprio di metodo che si parla in queste pagine, del “metodo Calvino”, che nel “Visconte dimezzato” è il “sentirsi incompleti”, una sensazione che appartiene a tutti gli esseri viventi secondo Calvino e che può essere generatrice di vie inesplorate. 

Avanzare per opposti, proseguire sui contrasti, ragionare su tutto ciò che sembra discordante; il “Visconte cibernetico” ci invita a fare un salto verso il non ovvio, ad opporci alla dittatura delle risposte, ad interrogarci sull’Intelligenza che prima di essere Artificiale nasce da una domanda che resta umana, viva, pulsante.

Nelle grandi transizioni, ogni cambiamento dell’essere umano è vissuto con una certa dose di resistenza. Un limite biologico prima, culturale poi. I nostri neuroni fanno una fatica immensa a cambiare rotta, ad invertirla o a girare l’angolo a causa dell’ottimismo della volontà. Ma possono farlo. Incontrerete leggendo, Agassi, il tennista, prova vivente di quanto scritto poc’anzi. La tensione continua verso il mantenimento dello status quo e il desiderio di cambiare ci fa vivere in una tensione continua e superabile. Non ci saremmo abituati a ciò che oggi non è più invenzione ma abitudine, consuetudine, inserito perfettamente nella nostra vita quotidiana: telefono, luce elettrica, tv, computer, internet e via dicendo. 

Perché l’IA dovrebbe farci paura?

La storia è l’evidenza scientifica, il superamento delle resistenze, la prova provata del fatto che possiamo farcela come essere umani, come creature che si evolvono. E <<Calvino dimostra che anticipare il futuro non è impossibile>> (L’innovatore rampante, 2022).

Non è una novità di per sé. Come ci ricordano Prencipe e Sideri attraverso il capitolo 4, “Ars interrogandi e Ars respondendi”: “l’IA è un cambio di paradigma? Per certi versi dovremmo dire di no, perché il cambio, semmai, dal punto di vista della tensione tra domande e risposte, era già avvenuto con Google: noi domandiamo, dando per assodato che la risposta ci possa arrivare da un algoritmo che pesca dai nostri dati”. 

Quante cose chiediamo a Google quotidianamente? Miliardi di domande, poniamo. E allora cosa cambia con l’IA generativa? Che la domanda conta molto più della risposta. La domanda è ciò che può permetterci di restare umani, governanti e proprietari nei processi innovativi. La domanda è umana, la risposta è cibernetica – citando il quinto capitolo del libro. Di colpo, gli studi umanistici, la lingua e la capacità di combinare lettere e parole che abbiano un senso, diventano fattori abilitanti, anche nel mondo delle nuove competenze. “Tra i possibili lavori del futuro ce n’è uno discreto, insospettabile e potenzialmente accessibile a tutti: lo scriba” Molte aziende oggi, lo abbiamo già scritto qualche giorno fa, sono in cerca di chi sa scrivere “come fosse una merce rara”.

Il segreto è diventare padroni delle domande giuste

Il Metodo Calvino, la tensione degli opposti, la metà buona e quella cattiva di Medardo, ci abitua ad esercitarci per non cadere nell’iconodulia o nell’iconoclastia dell’IA. I suggerimenti di Calvino restano profetici. Le poesie, anche quando lette su Google, si possono imparare a memoria così eviteremo di richiederle all’algoritmo; una penna e un foglio si trovano sempre e come forti consumatori abbiamo a portata di mano innumerevoli numeri con i quali poter far due conti. E come combattiamo l’astrattezza del linguaggio? Prencipe e Sideri: restando “padroni delle domande giuste – o appropriate! – è un modo per combattere l’astrattezza del linguaggio e non temere la tecnologia. A partire da questo quesito fondamentale: che tipo di società vogliamo plasmare con l’arrivo dell’IA?”

Siamo solo all’inizio di una transizione che ci farà evolvere? Regredire? O entrambe le cose in un continuo equilibrio degli opposti. Intanto, una cosa che possiamo fare come adulti questo viaggio di 100 pagine ce la suggerisce a gran voce.

È alla fine della novantasettesima pagina: una cosa semplice e che ci impone, inevitabilmente, di mollare gli ormeggi. 

Avanti tutta e buona lettura!

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