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L’accessibilità digitale non è (solo) una questione tecnica: intervista a Roberto Scano

L’accessibilità digitale non è (solo) una questione tecnica: intervista a Roberto Scano di Francesca Anzalone su Digitale Popolare

Roberto Scano non ha bisogno di presentazioni quando si parla di accessibilità; e confrontarsi con lui è sempre aprire una visione ad ampio respiro. Autore della voce “Accessibilità informatica” per la centesima edizione dell’Enciclopedia Italiana Treccani che è anche la prima voce al mondo su un’enciclopedia cartacea dedicata all’accessibilità informatica. Esperto del settore da oltre venti anni, partecipa ai tavoli principali nazionali e europei. In questa conversazione affrontiamo con lui il tema con uno sguardo lucido, normativo ma anche strategico e umano.

Il presente (e il futuro) dei diritti digitali: l’accessibilità informatica

L’accessibilità digitale è spesso raccontata come un insieme di norme tecniche, ma nella visione che ci offre Roberto Scano è molto di più: è una questione di equità, di diritti e di responsabilità. Ed è anche una grande opportunità per innovare e creare valore, a patto che si comprenda davvero cosa significa progettare ambienti digitali inclusivi.

Accessibilità: il web come diritto umano

“L’accessibilità non è un’opzione. È un diritto umano applicato al digitale”, afferma Roberto Scano, uno dei massimi esperti italiani e internazionali sul tema. “Significa progettare esperienze in cui tutte le persone possano accedere, comprendere, interagire e partecipare con pari dignità, indipendentemente da abilità, età, strumenti o contesto. E se ci pensiamo non è altro che l’essenza del web stesso. Il web è un diritto di tutti”.

La nuova normativa europea entrata in vigore il 28 giugno 2025 sposta l’attenzione dal semplice “sito conforme” a un vero e proprio ecosistema accessibile. E con essa, cambia la responsabilità delle imprese: una nuova opportunità, non si tratta più solo di evitare sanzioni, ma di garantire diritti. 

Non solo disabilità: l’accessibilità è per tutti

Troppo spesso si associa l’accessibilità esclusivamente alla disabilità permanente. “Ma riguarda tutti – precisa Scano. Pensiamo anche chi ha difficoltà temporanee, chi utilizza tecnologie assistive, chi è anziano.

Pensiamo ai benefici che derivano dall’accessibilità: una prenotazione online più chiara aumenta le conversioni; un’interfaccia leggibile riduce l’abbandono; un contenuto accessibile migliora la SEO. “Non è un di più. È come le cose andrebbero fatte bene.”

Cosa cambia per le aziende dal 2025

“Serve consapevolezza. L’errore più comune è considerarlo un adempimento tecnico e posticiparlo nelle sue opportunità. Invece è un processo di design inclusivo: testi, interfacce, customer care, campagne pubblicitarie, documenti… tutto va ripensato.” 

Il coinvolgimento è totale. Serve ripensare in una nuova logica di opportunità di miglioramento.

Un’opportunità per reputazione e innovazione

Secondo Scano, l’accessibilità può diventare anche un acceleratore di reputazione, fidelizzazione e innovazione. “Chi adotta una cultura accessibile oggi, domani sarà più competitivo. Non solo perché evita crisi reputazionali, ma perché viene scelto da più persone.”

Pensiamo al passaparola positivo: una persona con disabilità che si trova bene, condivide l’esperienza. Al contrario, un utente che non riesce a completare un acquisto o a leggere un’informazione critica può generare danni enormi all’immagine del brand, perché è stato discriminato.

Le barriere più comuni: i documenti, il customer care, la comunicazione

“Le barriere più trascurate sono nei documenti. File non leggibili, moduli non compilabili, testi senza stili strutturati. Sono problemi invisibili, ma bloccano l’autonomia delle persone.”

Altro nodo critico è la comunicazione: “Parliamo di ‘chiama il numero in sovrimpressione’, ma se non lo diciamo a voce o non lo scriviamo correttamente nel codice del sito web, non è accessibile. Stessa cosa con i codici sconto, le immagini promozionali, le didascalie nei video. I social si sono evoluti in questo senso e stanno mettendo a disposizione gli strumenti”.

Anche l’accessibility washing – ovvero comunicare accessibilità senza averla davvero implementata – è un rischio crescente. 

Serve formazione interna e una cultura del digitale etico

Un altro aspetto fondamentale è la formazione. “Oggi le competenze interne sono spesso insufficienti. Serve formare i team digitali, progettisti, comunicatori, customer care. E serve farlo ora.”

Scano, che ha contribuito alla creazione del primo profilo italiano di esperto in accessibilità web, ricorda che l’accessibilità è fatta anche di regole di buon senso: “Non si tratta solo di normativa, ma di capire come facilitare la vita alle persone.”

Cosa si rischia a ignorarla (e cosa si guadagna ad anticiparla)

Le aziende che ignorano le nuove regole rischiano molto: sanzioni economiche, cause legali, perdita di clienti e crisi reputazionali. “Ma chi agisce per tempo, guadagna fiducia, si differenzia e abbraccia un futuro più giusto e sostenibile.”

Persino l’Intelligenza Artificiale, se non è addestrata con criteri accessibili, può diventare una nuova barriera. “Serve competenza anche nello sviluppo tecnologico. E i social, che oggi iniziano a offrire strumenti per l’accessibilità, vanno utilizzati bene. Inserire un ALT test non è “solo SEO”: è una responsabilità.”

Un bene comune, un’occasione per riprogettare il digitale

“L’accessibilità dovrebbe diventare un bene comune. Non è solo un obbligo: è un’occasione per fare bene il proprio lavoro, per includere, per evolvere.”

Chi sa coglierla oggi, sarà più forte domani. Perché, come conclude Roberto Scano, “il web è nato per essere usato da tutti. E questo è ciò che dobbiamo garantire.”

Guarda la video intervista integrale

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