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L’intelligenza artificiale nella PA: non magia, ma impulso a semplificare i processi ed elevare la qualità dei servizi a cittadini e imprese

Task Force Formez

Le proposte della Task Force per l’IA nella PA coordinata dal Formez

Cosa c’è oltre il consueto pendolo, da un lato l’entusiasmo della novità con il suo “effetto wow”, dall’altro la paura distopica della disumanizzazione? Cosa si staglia dietro questa doppia ingenuità, che ha l’eco di Umberto Eco e del suo famoso “apocalittici o integrati”? Semplice: un’Intelligenza artificiale generativa non accolta senza limiti o rinchiusa nei divieti, ma voluta, pensata e sperimentata. L’IA non è un destino. È una scelta politica, culturale, organizzativa. È da questo presupposto nasce il lavoro della Task Force sull’Intelligenza Artificiale per la PA, promossa dal Ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo e coordinata dal Presidente di Formez PA, Giovanni Anastasi.

Le intuizioni “di sistema” alla base del lavoro tecnico

Il gruppo, composto da funzionari, esperti, imprenditori e accademici, prima di partire ha condiviso alcuni punti fermi. Il primo è che l’IA, rispetto ad ogni tecnologia passata, riduce drasticamente le barriere d’accesso. Anche solo per padroneggiare powerpoint o excel, per non dire dell’intera suite di Microsoft o il back office di un sito web, occorrevano competenze specialistiche e in alcuni casi inaccessibili ai più. ChatGPT o Copilot, Claude o Gemini, così come le piattaforme open source, si propongono così come le vedi, con un’interfaccia a prova di bambino di 8 anni e un’infinita possibilità di esplorazione e soprattutto di innovazione applicabile. Da imparare, perlomeno in prima battuta, è soprattutto la tecnica del prompt.

E proprio dai prompt, cioè l’interrogazione dei software di IA, deriva la seconda key word: la possiamo chiamare “empatia efficiente”. L’IA, come ogni tecnologia imperniata sul machine learning, impara da sé stessa. Ora, però, c’è una decisiva novità: l’apprendimento questa volta si basa sul dialogo con l’umano, che è portato a raffinare l’interazione fino a stabilire con gli assistenti o gli avatar un rapporto ricco, con tratti relazionali personalizzati. Su questo argomento, il dibattito è aperto e tocca anche le dimensioni più propriamente etiche. Ma il dato di fatto è che tale percorso conversazionale-umanistico ha il potere di migliorare le prestazioni tecniche del sistema. Infine, il combinato disposto di questi “requisiti di fabbrica” induce conseguenze di rilievo anche sulla qualità del lavoro pubblico. L’IA porta a ridurre le necessità di coltivare gli ampi bagagli nozionistici del passato, e a concepire l’attività di funzionari e dirigenti pubblici sempre più in termini di decision making, con forte rilievo a tempi di realizzazione delle attività, risultati ottenuti, riscontro degli utenti.

Il Documento e le idee. Sperimentare. Apprendere. Includere.

La Task Force ha lavorato con le tecniche laboratoriali del confronto aperto su priorità e soluzioni, e dello studio in tempo reale delle novità e delle loro implicazioni. Ne è scaturito un primo draft di idee e suggerimenti messo a disposizione delle amministrazioni e di tutti gli operatori. Il documento è stato presentato ufficialmente il 19 maggio al ForumPA, e si giova del contributo ampio e interdisciplinare di universitari, comunicatori, esperti di policy e rappresentanti istituzionali, coordinati da un istituto come il Formez che vanta una notevole esperienza sul campo. In questi primi 2 anni di rapporto organico con l’IA, Formez ha infatti scelto di cimentarsi con il concreto impatto degli applicativi sulle politiche pubbliche. Il wallet Formez spazia quindi dall’assistenza ai concorsi, con la sua Camilla realizzata insieme al CSI Piemonte, alla selezione dei curricula, dal legal desktop FAST per i piccoli Comuni ai lavori in corso su redazione dei bandi e rendicontazione

L’impianto del documento è chiaro: per valorizzare l’impatto dell’IA nella macchina pubblica non basta digitalizzare l’esistente, ma immaginare l’inesistente. Serve una visione nuova, integrata, fondata su tre verbi guida: sperimentare, apprendere, includere.

Di seguito il Documento e le slide riepilogative

La PA come regista dell’innovazione

La prima intuizione del documento è che la PA non debba inglobare passivamente o addirittura subire la tecnologia, ma guidarla. L’Intelligenza Artificiale può essere una leva potentissima per generare valore pubblico aggiunto, semplificando i processi, personalizzando i servizi, migliorando l’efficienza e l’efficacia. Ma questo accade solo se viene incardinata su basi etiche solide, con una trasformazione organizzativa e culturale che dia alla PA il ruolo di regista e garante della fiducia.

La proposta di creare sandbox regolatori per l’IA nella PA è centrale: ambienti protetti dove testare soluzioni innovative prima della loro adozione su larga scala. Non si tratta di sperimentare nel vuoto, ma di costruire ecosistemi pubblici di innovazione responsabile, dove l’IA viene adattata ai bisogni reali, e non viceversa. E ciò va fatto in un quadro di rapporto dinamico con gli attori sociali ed economici, in primis imprese, università e cittadini. Con una forte attenzione alle soluzioni open source.

Formazione e nuovi profili professionali

Nel cuore del documento c’è un altro punto fondamentale: l’IA cambia radicalmente il lavoro pubblico. Automatizza compiti ripetitivi, certo, ma soprattutto aumenta il bisogno di pensiero critico, capacità relazionale, competenze ibride. Per questo il documento propone la creazione di veri e propri kit di alfabetizzazione all’IA (AI Literacy), pensati sia per i dipendenti pubblici che per i cittadini. In parallelo, si delinea una nuova architettura di ruoli nella PA: dall’“IA Manager” al “Prompt Engineer”, dal Data Specialist al Formatore interno, ogni funzione è pensata per una governance condivisa e trasparente dei processi algoritmici. In un tempo in cui si parla molto di “skill mismatch”, è cruciale che il settore pubblico diventi un incubatore di nuove competenze e non un museo del lavoro perduto.

Etica by design, inclusione by default

Un altro pilastro del documento riguarda la dimensione etica. L’IA non può essere adottata senza tener conto della sua opacità, dei rischi di bias, delle implicazioni su privacy, responsabilità, sostenibilità ambientale. Per questo si propone una governance algoritmica pubblica fondata su trasparenza, audit indipendenti, obbligo di spiegabilità e controllo civico. La PA non deve solo essere efficiente: deve essere giusta, comprensibile, accessibile. Inclusione, in questo senso, significa non lasciare indietro nessuno. Non è un orpello. È una strategia. Per questo il documento rilancia l’idea di cooperative di dati civici, di laboratori partecipativi sull’IA, di campagne nazionali di alfabetizzazione digitale. L’innovazione è davvero democratica solo se è condivisa.

Una proposta concreta, un orizzonte aperto

Il documento della Task Force non si limita a proporre principi. Traduce i valori in raccomandazioni operative, con uno sguardo realistico ai vincoli e alle opportunità del sistema pubblico. Mette in fila azioni possibili, replicabili, scalabili. E soprattutto è un documento vivo: non chiuso in un cassetto, ma pensato per essere punto di partenza per sperimentazioni territoriali, dialoghi istituzionali, percorsi formativi, investimenti mirati.

In un tempo in cui l’IA rischia di diventare il nuovo feticcio della modernità, è essenziale riportarla sul terreno del senso, del servizio, della responsabilità pubblica. La PA può essere il luogo dove questa alleanza tra umano e digitale si costruisce giorno dopo giorno. Questo documento lo dimostra. E lancia una sfida che è insieme tecnica, etica e civile.

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