Dal 1° giugno 2025 è entrato in vigore il nuovo codice deontologico per i giornalisti. Era da anni che si parlava di un aggiornamento, e ora il cambiamento è arrivato. Non si tratta solo di qualche ritocco formale: parliamo di regole pensate per un mestiere che, nel frattempo, è stato travolto da social, intelligenza artificiale e informazione istantanea.
L’IA non sostituisce il giornalista
La novità più forte è quella legata all’intelligenza artificiale. L’articolo 19 del codice mette nero su bianco dice chiaramente che nessuna macchina può sostituire la responsabilità del giornalista. Se si decide di usare strumenti automatici, bisogna dirlo, senza trucchi né scorciatoie. In un’epoca in cui i deepfake girano ovunque e le fake news spopolano, la trasparenza non è un optional, è la base per non perdere la fiducia di chi legge.
C’è poi un altro aspetto importante: l’attenzione al linguaggio. Stop a stereotipi e discriminazioni, più tutela per le persone fragili, come migranti e vittime di tratta. E soprattutto una precisazione che a volte si dimentica: anche sui social valgono le stesse regole. Non si può pensare di scrivere online con leggerezza, come se fosse uno spazio a parte.
L’adozione di un nuovo codice deontologico per i giornalisti era indispensabile. Oggi l’informazione viaggia a una velocità impressionante: basta un clic perché una notizia diventi virale. Avere un riferimento aggiornato aiuta non solo i professionisti, ma anche il pubblico, che si aspetta serietà e chiarezza. Trovo giusto porre più attenzione al digitale e che l’uso dell’intelligenza artificiale non venga demonizzato, ma regolato. La vera sfida, però, sarà applicarlo tutti i giorni: non solo nelle grandi redazioni, ma anche nei piccoli giornali locali e nei progetti indipendenti. Le regole ci sono, ora tocca a noi trasformarle in pratica quotidiana.