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Riparte la scuola tra divieti sull’uso dei cellulari e necessità di dispositivi informatici per lo studio

Ragazzi a scuola

Settembre, zaini pronti, penne nuove e soprattutto il grande ritorno sui banchi di scuola. Quest’anno però, insieme al solito mix di emozione e noia da sveglia all’alba, ci aspetta una bella contraddizione tutta all’italiana: da una parte si parla di vietare l’uso dei cellulari in classe, dall’altra serve sempre di più avere dispositivi digitali per studiare.

Eh già, perché la scuola 2.0 ormai non è più un sogno futuristico: compiti online, ricerche su Google, piattaforme di e-learning, persino i libri di testo spesso hanno versioni digitali. Quindi il PC o il tablet sono diventati strumenti quasi indispensabili. Ma allo stesso tempo, il cellulare è considerato il nemico numero uno della concentrazione: chi non ha mai sbirciato Instagram o TikTok durante una lezione un po’ monotona?

Il problema è che il confine è sottile. Un device è “pericoloso” se usato per distrarsi, ma utilissimo se usato per prendere appunti, cercare una definizione o seguire una lezione interattiva. La scuola, però, spesso ragiona con categorie un po’ rigide: bianco o nero, acceso o spento. La nota Ministeriale del 16 giugno 2025 è il provvedimento più recente che impone il divieto dell’uso dello smartphone nelle scuole secondarie di secondo grado, anche a fini didattici, durante l’orario scolastico.

In realtà, la vera sfida sta nell’educazione all’uso. Perché, ammettiamolo, il mondo là fuori non è pieno di divieti, ma di distrazioni continue. Imparare a gestire un cellulare in classe forse è più utile che fingere che non esista. Allo stesso tempo, servirebbero investimenti seri per garantire che ogni studente abbia accesso a dispositivi adeguati, non è possibile che il livello di “connessione” dipenda solo dal portafogli delle famiglie.

Insomma, quest’anno il ritorno a scuola si porta dietro un po’ di confusione: vietato il cellulare, ma portatevi il tablet, niente chat in classe, ma compiti da consegnare su piattaforme online. Forse la soluzione non è né demonizzare né idolatrare la tecnologia, ma imparare a conviverci.

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