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AGGREGARE: oggi questa è la parola magica, la pietra filosofale, l’ingrediente indispensabile per lasciarsi alle spalle i problemi del Paese. E’ nei servizi pubblici locali che si è affacciata inizialmente questa esigenza: superare la polverizzazione di aziende locali (di derivazione comunale) per cercare efficienza ed efficacia nell’economia di scala, superando campanilismi poco produttivi. Trasporto pubblico ed igiene urbana sono i settori già coinvolti in Toscana in gare europee per individuare “gestori unici di ambito ottimale”. Nel caso dei servizi ambientali, dopo aver individuato 3 gestori unici sembra che il passo successivo sia scendere ad un unico gestore di ambito regionale.

Se questa esigenza aggregativa delle aziende di servizio pubblico locale era evidente da tempo (anche semplicemente osservando che tipo di imprese sono già realizzate al di là del Rubicone, multiutility come A2a, Iren, Hera, in grado di competere a livello europeo, non regionale…) è sorprendente come il metodo “aggregazioni & fusioni” sia ora ritenuto indispensabile per tutti i settori dell’attività pubblica.

Aggregare Comuni, aggregare Asl, aggregare scuole, aggregare forze dell’ordine, aggregare strutture ministeriali e statali, aggregare organismi sindacali, aggregare associazioni d’impresa, aggregare…

La relazione Cottarelli sulla rivisitazione della spesa suggerisce questa strada per garantire quei tagli ritenuti indispensabili senza però che siano effettuati nella carne viva. Perché è vero che tagliando centinaia di CdA si risparmia, ma è soprattutto vero che ai componenti di quelle miriadi di consigli di amministrazione si toglie la possibilità di gestire la politica economica locale (comprese le cosiddette risorse umane) in un ambito ristretto e spesso nascosto.

Con una grande azienda unica si ha certamente maggiore efficienza, ma soprattutto si può gestire la fisiologica fuoriuscita del personale per sopraggiunti limiti di età tenendo bloccato il turnover e spostando sempre di più attraverso gli appalti (al ribasso) attività prima gestite direttamente. Così nel tempo il taglio sarà fatto senza lasciare nessuno per strada, ben consapevoli che i numeri dell’ occupazione come la conoscevamo all’interno delle singole aziende poi aggregate non tornerà più; resterà da verificare la qualità del servizio o della prestazione ed il costo finale….

Non bisogna essere Stiglitz, Fitoussi o Krugman per capire che stiamo imboccando a ritroso il percorso delle autonomie locali, con l’obiettivo di ri-accentrare l’indirizzo ed il controllo. Altro che federalismo fiscale: è iniziato il processo opposto. Insomma, aggregare (o fondere) vuol dire principalmente rimettere sotto la lente del controllo centrale processi economici che erano – in molti casi, ma non in tutti – scappati di mano, senza che nessuno alla fine rispondesse delle scelte fatte.

Questi saranno gli argomenti che i social media affronteranno nei prossimi 2 anni: verificare che le creazioni di questi “colossi regionali o nazionali ” siano servite ai cittadini, al miglioramento della qualità della vita di tutti noi (collegato all’atteso risparmio economico).

Vedremo…

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