Open Cooperazione ha pubblicato on line in questi giorni gli open data 2015 relativi alle organizzazioni italiane impegnate nella cooperazione allo sviluppo.
Ne è venuta fuori una “top ten” della cooperazione, una specie di contest virtuoso basato sui dati aperti pubblicati da 93 associazioni che hanno aderito al progetto della piattaforma: favorire la trasparenza di un settore importante quanto esposto sul fronte dell’accountability facendo leva sulla partecipazione.
Inserimento e condivisione dei dati, e la fotografia delle associazioni è servita: una mappatura sempre aggiornata di attività e risorse, perché quelle non ancora censite o parzialmente censite possono registrarsi e integrare i dati.
Disponibili anche in forma aggregata in grafici e infografiche, riguardano il bilancio delle entrate, il numero di dipendenti o collaboratori, il numero di volontari o attivisti mobilitati, il numero di progetti implementati o sostenuti, i donatori, i Paesi in cui lavorano le organizzazioni.
Le più trasparenti “vincono” il ranking della trasparenza, aggiornato mensilmente, che completa il quadro.
I dati aggregati 2015
Parlando dei Paesi d’intervento, il lavoro all’estero nel 2015 si è concentrato come singolo Paese in Brasile, Congo, India, con 35, 26 e 23 organizzazioni rispettivamente attive, mentre il continente dove sono più presenti è l’Africa. In Europa, il Paese dove sono più attive è l’Italia, con 58 presenze. I progetti sono stati realizzati nell’89% dei casi direttamente, il resto attraverso partner. Il settore principale di intervento è quello della Educazione/Istruzione, subito dopo viene quello della Capaciyi building e della formazione, seguito a ruota da Salute e sanità.
Sul fronte dei finanziamenti, le entrate 2015 ammontano complessivamente a 561.996.364,42 euro. I fondi provengono quasi fifty-fifty da istituzioni (53%) e privati (47%). La fetta più importante dei fondi pubblici viene dalla cooperazione decentrata (autonomie locali), con il 28%, seguita dalla Ue con il 26%. I donatori privati, intesi come individui, invece, nel 2015 sono stati 427.596.
Le 93 associazioni analizzate sono per lo più “accountable” anche per quanto riguarda le certificazioni: il 67% ha il bilancio certificato, il 65% si è dotata di un servizio di controllo interno.