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Un viaggio nel rapporto tra giovani e intelligenza artificiale, con il nocchiero Franz Russo

Franz Russo

Franz Russo è blogger e digital strategist. 15 anni fa ha fondato il suo InTime Blog, un luogo pensato per fornire informazioni riguardo all’evoluzione della comunicazione digitale, in seguito alla rivoluzione dei social media. Man mano quel luogo gli ha permesso di avviare nuove esperienze professionali all’interno di grandi aziende e di avvicinarsi anche ai ragazzi attraverso momenti di formazione anche nelle università.

Il suo obiettivo è sempre stato quello di raccontare l’evoluzione digitale e tecnologica anche grazie a collaborazioni con testate giornalistiche interamente digitali come Fanpage o Startupitalia, oltre a testate come Il Riformista. Per non parlare del suo podcast.

Franz Russo, tu da anni ti occupi con passione di digitale e tecnologie e soprattutto sei un attento osservatore di come la comunicazione si stia trasformando con i social media. Il digitale, è sotto gli occhi di tutti, sta facendo cambiar pelle al nostro modo di relazionarci con gli altri a tutte le età. Sta probabilmente cambiando anche il nostro modo di approcciarci alla realtà che ci circonda. Quali dinamiche nuove stiamo attraversando?

Il digitale ha rivoluzionato il nostro modo di interagire e percepire il mondo, introducendo nuove dinamiche che stanno ridefinendo la comunicazione umana e il nostro rapporto con la realtà. Primo, la velocità della comunicazione digitale ha aumentato la nostra capacità di condividere e ricevere informazioni quasi istantaneamente, ma ha anche alimentato un flusso incessante di dati che richiede una costante gestione. Questa grande mole di informazioni sta mettendo alla prova la nostra capacità di concentrarci su ciò che è veramente importante, influenzando il nostro approccio all’apprendimento e alla comprensione del mondo. Secondo, i social media -che ricordiamo sono strumenti e non contenitori di esistenze – hanno trasformato il modo in cui costruiamo e manteniamo le relazioni. Ci hanno permesso di connetterci con persone da ogni parte del mondo, ma hanno anche introdotto una dimensione di “relazioni a distanza” dove i legami possono diventare più superficiali. Inoltre, la natura altamente curata dei social media può influenzare la nostra percezione della realtà, portandoci a confrontare la nostra vita quotidiana con una versione idealizzata e spesso irrealistica della vita altrui. Terzo, il digitale sta influenzando il nostro processo decisionale. Dalle recensioni online ai suggerimenti degli algoritmi, siamo sempre più guidati da sistemi automatizzati nelle nostre scelte quotidiane. Questo può portare a una sorta di “delega cognitiva”, dove affidiamo alle macchine decisioni che un tempo erano frutto di mera riflessione personale.

Abbiamo assistito a una crescente intersezione tra realtà virtuale e fisica. Tecnologie come la realtà aumentata e la realtà virtuale stanno sfocando i confini tra il mondo digitale e quello reale, portando a nuove forme di esperienza e interazione. Adesso è il momento dell’Intelligenza Artificiale. In questo panorama in rapida evoluzione, credo sia cruciale promuovere una consapevolezza digitale che ci permetta di navigare in questo mondo interconnesso in modo etico, consapevole e produttivo, senza perdere di vista l’importanza delle relazioni umane autentiche e della nostra connessione con la realtà tangibile.

I giovani rappresentano un target molto particolare, soprattutto perché nascono già immersi nelle nuove tecnologie. Come vedi il loro approccio con questa rivoluzione epocale in corso? Hanno paura o sono fiduciosi?

Sono un grande appassionato delle dinamiche digitali, osservo molto. Sono dell’idea che i giovani abbiano un rapporto complesso e sfaccettato con la rivoluzione tecnologica in corso. Nati in un’era digitale, i giovani si interfacciano con le nuove tecnologie in modo quasi innato, avendo un approccio intuitivo e spesso innovativo che li rende particolarmente abili nell’adattarsi ai rapidi cambiamenti del panorama tecnologico. Da un lato, i giovani mostrano una notevole fiducia nell’utilizzo delle tecnologie digitali. Sono spesso pionieri nell’esplorare nuove piattaforme, nell’adottare nuovi strumenti e nello sperimentare nuove forme di comunicazione e espressione. La loro familiarità con il digitale li rende naturalmente propensi a sfruttare le opportunità offerte da queste tecnologie, sia per scopi personali che professionali. A differenza di quello che si può pensare, ultimamente noto una crescente consapevolezza dei rischi associati al digitale – come la privacy, la sicurezza dei dati e l’impatto sul benessere psicologico. E tutto questo li rende anche cauti. Molti giovani sono consapevoli delle sfide poste dalle tecnologie digitali, come la dipendenza dai social media, la distorsione della realtà attraverso i filtri digitali e la pressione di essere costantemente connessi. Ultimamente sono spesso più critici e riflessivi riguardo all’impatto sociale e ambientale delle tecnologie. Assistiamo a un crescente interesse per questioni come l’etica nell’intelligenza artificiale, la sostenibilità nella produzione di dispositivi elettronici e l’importanza di un uso responsabile delle risorse digitali. Sono anche più attenti al modo di comunicare. Sono alla ricerca di soluzioni sempre più intime. Una modalità che sta lentamente influenzando l’evoluzione stessa dei social media.

L’intelligenza artificiale è una disciplina che, grazie a sistemi informatici intelligenti, può simulare il pensiero e il comportamento umano. Pensiamo a ChatGPT e alle sue applicazioni, ad esempio, nel mondo della scuola: che tipo di sfida rappresenta per i nostri modelli educativi?

L’adozione di tecnologie come ChatGPT nel mondo dell’istruzione rappresenta una sfida e anche una grande opportunità per i nostri modelli educativi. Da un lato, l’intelligenza artificiale può arricchire il processo di apprendimento, offrendo agli studenti accesso a un vasto mare di informazioni e supportandoli in modi personalizzati. Per esempio, sistemi come ChatGPT possono fungere da tutor personalizzati, fornendo spiegazioni su misura o suggerendo risorse didattiche complementari. Questo si allinea con la crescente tendenza verso un approccio più individualizzato nell’istruzione.

D’altro canto, la presenza dell’AI in aula solleva questioni importanti riguardo alla natura dell’apprendimento e del pensiero critico. Vi è il rischio che gli studenti possano diventare eccessivamente dipendenti da queste tecnologie, perdendo così la capacità di analisi e di elaborazione autonoma delle informazioni. Inoltre, la sfida sta nell’integrare l’AI in modo che sia complementare, piuttosto che sostituisca, con l’interazione umana fondamentale nel processo educativo. Un caso degno di nota è stato l’uso di sistemi AI nelle università per aiutare gli studenti a perfezionare le loro competenze di scrittura o per creare simulazioni complesse in campi come la medicina o l’ingegneria. Queste applicazioni mostrano come l’AI possa essere usata come uno strumento per potenziare l’esperienza di apprendimento. L’AI nel campo dell’educazione dovrebbe, quindi, essere considerata uno strumento per arricchire e personalizzare l’esperienza educativa, pur mantenendo un’attenzione costante al mantenimento delle capacità critiche e creative degli studenti. La sfida per i nostri modelli educativi è quindi di bilanciare l’innovazione tecnologica con il valore insostituibile dell’insegnamento e dell’apprendimento umano.

L’IA pone tutti noi davanti a molti interrogativi, soprattutto etici. Dal tuo osservatorio privilegiato, come vedi i giovani porsi davanti a questi interrogativi che potremmo definire “filosofici”?

È chiaro che i giovani oggi sono profondamente immersi in un dialogo quotidiano con la tecnologia che li spinge a confrontarsi con questioni etiche e filosofiche sempre più complesse. I giovani, avendo una maggiore familiarità con la tecnologia, tendono a vedere l’intelligenza artificiale non solo come uno strumento o una novità, ma come una parte integrante della loro realtà quotidiana. Quando si parla di questioni etiche legate all’IA, i giovani spesso mostrano un’apertura e una curiosità che superano quelle delle generazioni precedenti. Sono più propensi a esplorare e a interrogarsi su temi come la privacy dei dati, l’automazione del lavoro, il pregiudizio algoritmico e le implicazioni dell’IA sulla società. Questa generazione è anche più incline a considerare l’IA non solo in termini di efficienza o di produttività, ma anche in termini di impatto sociale e ambientale. Però, c’è anche una certa preoccupazione tra i giovani riguardo alla velocità con cui l’IA si sta sviluppando e alle sfide etiche che ne derivano. Molti si chiedono se la tecnologia stia avanzando più rapidamente della nostra capacità di comprenderne le implicazioni a lungo termine. Un esempio significativo di questo dibattito etico tra i giovani è l’uso dell’IA nell’istruzione, di cui parlavamo prima. Mentre alcuni vedono l’enorme potenziale nel personalizzare l’apprendimento, altri sollevano preoccupazioni sull’equità e sulla privacy. In definitiva, i giovani di oggi si stanno dimostrando non solo consumatori o utenti di tecnologia, ma anche critici e pensatori attivi. Stanno formando le loro opinioni etiche sull’IA e stanno cercando di influenzare la direzione in cui la tecnologia si sta sviluppando. Questo dimostra un importante cambio di paradigma: da semplici spettatori a partecipanti attivi nella conversazione sull’impatto dell’IA sul nostro futuro. Un messaggio, questo, spesso poco considerato.

Un viaggio nel rapporto tra giovani e intelligenza artificiale, con il nocchiero Franz Russo

Secondo te, l’intelligenza artificiale ci potrà aiutare in qualche modo a colmare il gender gap che sta vivendo la nostra società?

L’intelligenza artificiale, con le sue capacità di analisi e previsione, ha indubbiamente il potenziale per contribuire in modo significativo alla riduzione del gender gap nella nostra società. Anche se la realtà, purtroppo non è così. Già lo scorso anno il World Economic Forum metteva in guardia tutti sostenendo che il rischio di creare una società squilibrata dal punto di vista dei rapporti sociali ed economici fosse molto alto. Se è vero, come è vero, che da qui al 2030 ci sarà una forte crescita di posti di lavoro generati dalla AI, è anche vero che queste posizioni saranno legate al mondo scientifico e ingegneristico, quindi parliamo di STEM. E le donne da questo punto di vista hanno una marcia in più. Ora, se riuscissimo a potenziare questo aspetto e ad abbattere qualsiasi barriera di genere, il PIL mondiale crescerebbe di circa 30 triliardi di dollari. Servono iniziative a livello di governo, serve un forte cambio di passo. E da questo punto di vista l’AI può essere un grande propulsore. Ribaltiamo le dinamiche in atto e facciamo in modo che la AI sia un abilitatore di gender equality.

IA e social. In questo campo, cosa si possono aspettare le nuove generazioni?

Tutte le piattaforme social media hanno già implementato soluzioni AI. Basti pensare, banalmente, agli algoritmi che sfruttano soluzioni di intelligenza artificiale per proporre contenuti agli utenti. Un esempio, da questo punto di vista è l’algoritmo di TikTok che lavora in maniera diversa da tutte le altre piattaforme, ed è per questo motivo che tutte le altre provano a implementare soluzioni simili. Quindi diciamo che un approccio già esiste. Quello che sta avvenendo adesso è l’introduzione sempre più estesa di soluzioni di Generative AI, ossia di strumenti che ricordano ChatGPT. Si tratta di situazioni che dovrebbero aiutare gli utenti a ottimizzare l’uso delle piattaforme. Un esempio è quello di Instagram che sta portando una soluzione di questo tipo (anche questa apparsa già prima su Snapchat) all’interno dei DM, dei messaggi diretti. In questo modo gli utenti possono interfacciarsi con una AI per chiedere la creazione di post più coinvolgenti. E l’esempio di Instagram, o di Snapchat, mi porta alla tua domanda, perché parliamo di piattaforme usate dai più giovani. Al momento anche TikTok sta usando soluzioni di AI generativa, ma legata alla pubblicità. Come del resto Meta. Ma proprio la società di Zuckerberg sta introducendo un sistema di AI generativa per dare vita a immagini da un testo. Soluzioni come queste saranno sempre più presenti sulle piattaforme social media dopo aver fatto l’apparizione su app di messaggistica. L’obiettivo è sempre quello di trattenere gli utenti e provare a coinvolgerli con soluzioni sempre più accattivanti. E questo perché sono proprio i più giovani che si indirizzano verso soluzioni sempre più intime per sfuggire alla pressante sovraesposizione e al flusso continuo di informazioni. Il 2024 sarà un anno in cui molte di queste soluzioni entreranno nel vivo ovunque e tutti dovremo alzare il livello di attenzione perché questo comporterà, gioco forza, un innalzamento di informazioni per “malinformare”. Ossia, contenuti che si basano su fonti apparentemente vere, ma con lo scopo di veicolare informazioni false.

Serve quindi informazioni, e formazione, per una AI, anche sui social media, sempre più attenta, consapevole ed etica.

Come vedi che cambierà il rapporto tra giovani e intelligenza artificiale? I ragazzi e le ragazze hanno gli strumenti per gestire, sia da un punto di vista pratico che emotivo, un fenomeno così complesso?

Mi collego a quanto detto prima a proposito di AI e social media. Serve informazione, formazione, consapevolezza.

Negli ultimi anni, l’interazione tra i giovani e l’intelligenza artificiale ha visto una significativa accelerazione. Ad esempio, l’adozione di strumenti AI in ambito educativo si è ampliata rapidamente, soprattutto a seguito della pandemia di COVID-19, che ha spinto verso forme di apprendimento più digitalizzate e personalizzate. Piattaforme come Khan Academy o Coursera (la più grande piattaforma di formazione) utilizzano algoritmi AI per adattare i percorsi di apprendimento alle esigenze individuali, un approccio che prepara i giovani a interagire con l’IA in modo più efficace e consapevole.

Dal punto di vista emotivo, i giovani sono esposti a una vasta gamma di applicazioni AI, da assistenti virtuali come Siri e Alexa, a piattaforme di social media che utilizzano algoritmi avanzati, di cui parlavamo prima. Questo può portare sia a una maggiore efficacia nell’uso quotidiano della tecnologia sia a preoccupazioni per la privacy e l’impatto sociale. Si assiste a un maggiore interesse e impegno in programmi educativi che incoraggiano la consapevolezza digitale e l’etica dell’IA, come i corsi online offerti da università come Stanford e MIT, per citare due grandi esempi. L’emergere di nuove tecnologie come GPT-3 di OpenAI e il suo impiego in vari contesti, dall’istruzione al settore creativo, sta cambiando il modo in cui i giovani vedono e interagiscono con l’IA. Questi strumenti non solo offrono nuove opportunità di apprendimento, ma sollevano anche questioni cruciali sull’originalità, la proprietà intellettuale e l’etica dell’uso dei dati. Cresce l’enfasi sull’insegnamento delle STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) nelle scuole, con una particolare attenzione all’IA e al coding. Iniziative come “AI4All” cercano di democratizzare l’accesso all’istruzione sull’IA, offrendo ai giovani di diverse origini l’opportunità di imparare e influenzare il settore dell’IA.

E ancora, in molte scuole e università, i curriculum sono stati aggiornati per includere elementi di base dell’intelligenza artificiale e del pensiero computazionale. Voglio anche citare il programma “AI for Everyone” sempre di Coursera – creato da Andrew Ng, co-fondatore di Google Brain e appunto di Coursera – che offre una panoramica accessibile dell’IA. Iniziative come “AI4Youth” di Intel e programmi supportati dall’UNESCO mirano a dotare i giovani di competenze nell’uso e nella comprensione dell’IA. Questi programmi si concentrano su competenze pratiche, come la programmazione e l’analisi dei dati, nonché sull’etica e le implicazioni sociali dell’IA. I giovani sono anche incoraggiati a partecipare a hackathon e progetti basati sull’IA, come quelli sponsorizzati da aziende come Google e Microsoft. Questi eventi offrono opportunità pratiche per applicare la teoria dell’IA in contesti reali. Esistono gruppi su LinkedIn che offrono spazi dove i giovani possono discutere di IA, condividere risorse e ricevere supporto da esperti del settore.

La sfida rimane nel garantire che queste opportunità siano equamente accessibili a tutti. L’evoluzione costante dell’IA richiede un impegno continuo nell’apprendimento e nell’aggiornamento delle competenze. Pertanto, mentre molti giovani hanno gli strumenti per iniziare a gestire l’IA, la vera preparazione richiede un impegno costante e l’accesso a risorse aggiornate.

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