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La violenza digitale è violenza reale: la campagna di UN Women contro gli abusi online

Cyberstalking, revenge porn e deepfake con AI colpiscono milioni di donne. L’Onu chiede leggi più forti e responsabilità delle big tech. Femminicidi 2025: 50mila vittime nel mondo, quasi 80 in Italia

UN Women accende i riflettori sulla violenza di genere online con la nuova edizione della campagna globale “UNiTE – 16 giorni di attivismo”, in programma dal 25 novembre al 10 dicembre. L’iniziativa mira a denunciare l’escalation degli abusi digitali, dal revenge porn ai deepfake generati con l’intelligenza artificiale, e a difendere il diritto delle donne a uno spazio digitale sicuro. «La violenza digitale è violenza reale. Non resta online: invade case, scuole e spazi pubblici», sottolinea l’Agenzia Onu.

Il fenomeno continua a crescere e ad assumere forme sempre più insidiose: cyberstalking, molestie, manipolazioni di immagini, sextortion, diffusione non consensuale di contenuti intimi. L’anonimato della rete, la velocità di diffusione dei contenuti e le nuove potenzialità dell’AI contribuiscono ad amplificare la portata degli abusi, mentre la risposta normativa procede con lentezza. Per questo UN Women lancia un appello urgente a governi e big tech affinché colmino il vuoto legislativo e assumano la propria responsabilità nel prevenire e contrastare la violenza online. «Gli strumenti del passato non bastano», spiega Katja Besseghini, consigliera di UN Women Italy. «Servono leggi adeguate, supporto immediato alle vittime e piattaforme che non siano zone franche. E alla base, un cambiamento culturale che superi stereotipi e modelli di maschilità tossica».

I dati confermano la gravità della situazione. A livello globale, secondo le stime, tra il 16% e il 58% delle donne ha subìto almeno una forma di violenza digitale. Nell’Unione europea una donna su dieci è vittima di molestie online. In Italia, nel 2024, la Polizia Postale ha registrato quasi duemila reati informatici contro le donne: crescono i casi di cyberstalking (+8%), mentre calano leggermente sextortion, revenge porn e molestie. Tra le categorie più colpite ci sono le donne con un profilo pubblico: oltre due terzi delle giornaliste nel mondo dichiarano di aver subìto violenze online. Particolarmente esposte sono anche le ragazze e le giovani donne, insieme a donne migranti, con disabilità, lesbiche e nere.

Nonostante l’espansione del fenomeno, solo quattro Paesi su dieci dispongono di leggi specifiche contro la violenza digitale. Questo significa che quasi due miliardi di donne sono di fatto prive di tutela. L’intelligenza artificiale contribuisce a peggiorare il quadro: nove deepfake pornografici su dieci raffigurano donne senza consenso, accentuando il rischio di estorsioni, ricatti e danni permanenti alla reputazione. «L’AI può essere una forza positiva per amplificare le voci delle donne», osserva Darya Majidi, presidente di UN Women Italy. «Ma serve una responsabilità condivisa, soprattutto da parte degli uomini».

Accanto agli interventi legislativi, per UN Women è cruciale investire nell’educazione e nella prevenzione. L’alfabetizzazione digitale rappresenta uno strumento fondamentale per riconoscere i rischi e difendersi dagli abusi online. La guida “Online Safety 101”, pubblicata da UN Women, offre indicazioni pratiche per muoversi con maggiore consapevolezza negli ambienti digitali. Ma il cambiamento deve partire soprattutto dalla scuola, con programmi di educazione affettiva che contrastino stereotipi e favoriscano relazioni basate sul rispetto reciproco.

Il collegamento tra violenza digitale e violenza fisica emerge con forza nell’ultimo report di UN Women e UNODC sui femminicidi. Nel 2024 sono state uccise 50mila donne da partner o familiari, una ogni dieci minuti. L’Africa registra il tasso più alto, l’Europa il più basso, ma senza progressi significativi rispetto agli anni precedenti. In Italia, nei primi nove mesi del 2025, i femminicidi in ambito familiare sono stati 60; un numero che, alla luce degli ultimi casi di cronaca, si avvicina ormai a quota 80. L’Istat segnala inoltre un forte aumento della violenza contro le giovani tra i 16 e i 24 anni, in particolare di natura sessuale e perpetrata da partner o ex partner.

Con la campagna UNiTE 2025, UN Women ribadisce un messaggio inequivocabile: non esistono scuse per la violenza digitale. La sfida ora è trasformare la consapevolezza in azione concreta per costruire una rete – e una società – davvero sicura per tutte.

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