Vorrei cominciare quasi con un mantra, quando in realtà si tratta di un brano di uno dei testi più conosciuti della filosofia occidentale:
“Ogni uomo è libero di potersi appropriare dei beni che la natura gli offre, a patto che:
– ne lasci in quantità sufficiente a tutti gli altri per il loro sostentamento.
– sia impegnato direttamente nella sua proprietà o nell’attività che ha scelto di svolgere.
– non sprechi le risorse che la natura gli offre e di cui si è appropriato.
John Locke, “Due Trattati sul Governo”, 1690
Recitare a mente.
L’acqua, è noto a tutti, è l’unico elemento senza il quale sicuramente non vi è possibilità di vita sul nostro pianeta.
Questo dato di fatto sembra assolutamente scontato ma non lo è se guardiamo a come abbiamo trattato e stiamo trattando il nostro Pianeta.
Altri prima di noi hanno messo in guardia sull’acqua come possibile elemento di frizioni geopolitiche (vedi per esempio Vandana Shiva “Le Guerre dell’Acqua”, ed. Feltrinelli per citare una delle molteplici fonti).
Ma quello che si diceva da tempo è ormai divenuto di strettissima attualità: l’acqua è un bene attorno al quale ruotano i destini di interi Paesi ed è luogo di guerre, divisioni, morte.
L’acqua è anche responsabile della morte ogni anno di migliaia di persone a causa dell’incuria quotidiana dei sistemi idrogeologici o per manifestazioni della natura spaventose come gli tsunami, le alluvioni da ciclone ed altri terribili cataclismi comunque collegati a quanto sopra o ad altre azioni o inazioni dell’uomo.
Un battito d’ali a Tokyo potrebbe trasformarsi in una terribile tempesta negli Stati Uniti, recita uno dei più famosi paradossi della Legge del Caos. Questa semplificazione comunque riscontrabile è probabilmente lo specchio della causalità che si cela dietro alla distruzione che molti eventi seminano ogni anno in varie parti del globo. Piccole variazioni nelle condizioni iniziali di un sistema osservabile possono portare a grandi variazioni nel lungo termine.
L’uso del territorio, la cattiva gestione delle emissioni, la mancata programmazione negli interventi urbanistici o fattori ancora più macroscopici potrebbero essere la fonte di eventi naturali inaspettati e distruttivi.
Non ho le competenze scientifiche sufficienti per poter confermare il nesso tra l’Uragano Sandy e l’uso delle risorse che l’uomo attua da decenni. Ci sono dati statistici comunque che testimoniano come questi fenomeni, all’allargarsi dei problemi di global warming, siano aumentati. Ognuno tragga le conlcusioni che preferisce.
E’ molto chiaro invece quello che da anni avviene in Paesi come il nostro dal punto di vista delle alluvioni. Quella dei giorni scorsi nel Gargano non è altro che l’ultima di una serie di terribili sciagure che ha portato morte, distruzione e danni economici gravi a tessuti sociali già stremati dalla crisi globale.
Ogni anno stiliamo il resoconto di fenomeni incontrollabili che avvengono sul nostro territorio a causa di una mancata programmazione nel riassetto idrogeologico. Per troppo tempo in Italia e non solo si è pensato allo sviluppo economico slegandolo da una sua naturale coniugazione con il territorio dove andava ad insediarsi: cementificazione selvaggia, crescita urbanistica scriteriata, ricerca di margini di utile su interventi che invece avrebbero bisogno di progettualità e sinergie, studi più approfonditi… questi sono soltanto alcuni dei problemi che portano alle conseguenze che tutti abbiamo di fronte agli occhi.
La rieducazione di un sistema alla cura ed alla salvaguardia di un territorio e delle persone che lo abitano passa necessariamente tra l’incontro delle specificità. E’ molto facile bypassare gli studi di settore – o peggio ancora adattarli alle necessità cogenti di un guadagno facile – è altresì scriteriato pensare di intervenire su importanti porzioni del territorio senza coniugare le necessità con le possibilità.
In fondo lo insegna da sempre una filosofia bellissima come la permacultura in uno dei suoi assunti più edificanti: osserva ed interagisci.
Come si può interagire con qualcosa di così vivo come l’ambiente umano ed il territorio senza tener conto di tutti i possibili effetti dei nostri interventi?
Ma parlavamo dell’acqua come fonte di crisi internazionali. Forse soltanto pochi tra i nostri lettori sanno di quanto forte sia il legame tra questo elemento bellissimo, fonte di vita da ere geologiche, e l’attuale crisi in territorio iraqeno.
Da giorni leggiamo dei terribili avvenimenti dovuti allo scontro tra l’ISIS e le popolazioni del Nord dell’Iraq. Una delle armi più potenti utilizzate dallo Stato Islamico per ottenere il controllo del territorio e far allontanare decine di migliaia di persone è stato quello di prendere il controllo delle fonti di approvvigionamento idrico: la distruzione di dighe che ha alluvionato intere popolazioni; le deviazioni di condutture e corsi d’acqua che hanno creato migliaia di profughi assetati. Il peggiore degli incubi possibili, l’arma passiva del possesso delle fonti d’acqua, si sta avverando.
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E adesso le due brevi rubriche per chiudere, come sempre, con una cattiva notizia subito addolcita da una novità che potrebbe migliorare la vita di tutti.
BAD NEWS: In Canada, nella zona della British Alberta un incidente ad una miniera ha provocato lo sversamento di 4.5 milioni di metri cubi di metalli pesanti nelle acque del lago locale.
Come spesso accade tristemente in questi casi al danno si è unita la beffa perchè non soltanto i cittadini della zona hanno vistro praticamente distruggere un bene meraviglioso come il lago ma si sono pure sentiti rispondere dopo pochi giorni – l’acqua è potabile – dalle autorità competenti. Ovviamente studi privati nei giorni successivi hanno dimostrato come la cosa non stia affatto in piedi. Chissà quanti di questi disastri avvengono nel mondo ogni giorno, alcuni dei quali all’insaputa del normale consumatore.
BE HAPPY: A Cascina, località molto vicina alla più nota Pisa, sta prendendo vita la prima casa passiva in canapa . Si tratta di un’invenzione tutta italiana che unisce le proprietà della calce a quelle della canapa, dando vita ad un nuovo materiale che è stato chiamato calcecanapa.
La casa, in via di costruzione, avrà un risparmio energetico incredibile se si pensa che non avrà bisogno nè di riscaldamento invernale nè di refrigerazione estiva grazie al completo isolamento che questo nuovo materiale permette. L’unica accortezza sarà quella di installare un impianto di ventilazione con recupero di calore al 98%. Per il resto questo nuovo edificio, viste le incredibili proprietà, potrebbe di diritto competere per la certificazione Casa Clima Gold.
Non solo Cittadini di Twitter seguirà gli eventi, ma abitando molto vicino alla zona di costruzione mi piacerebbe andare sul posto a realizzare un servizio di approfondimento da potervi offrire prossimamente. Le belle notizie devono diventare virali.
Il titolo di questo post è dedicato ad un libro meraviglioso edito da Bollati Boringhieri – “Il Dio d’Acqua” di Marcel Griaule dove si racconta dello straordinario incontro tra l’etnologo ed un vecchio saggio del popolo Dogon avvenuto nel 1946 dal quale emerge uno dei tanti modi di leggere il Pianeta che non ha avuto modo di divenire paradigma comune perchè scomparso come è scomparsa quell’antica etnia.
Una risposta
Bellissimo articolo Leonardo e, purtroppo, tanto vero !
Interessante la nuova tecnica per costruire una casa che risparmi energia e quindi aiutare il pianeta !
Per quanto riguarda il libro “Il Dio dell’acqua” non l’ho letto, ma conosco il popolo Dogon e le loro “storie” , così definite da molti, personalmente non le credo per nulla “storie” in quanto c’è sempre un fondo di verità in queste narrazioni e sanno troppe cose su Sirio se si considera che non hanno strumenti scientifici per osservare il cielo ! Ovviamente mia personalissima opinione !
Buon lavoro e grazie