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Il riciclo di materia e’ un processo industriale che richiede scelte precise

Quello che fino a pochi mesi fa era considerato uno dei centri di eccellenza nazionale nel riciclo dei rifiuti, portato ad esempio come sistema e visitato da decine di delegazioni pubbliche, è fallito…stiamo parlando del centro riciclo di Vedelago, in provincia di Treviso. L’azienda è fallita lo scorso dicembre, dopo un biennio di sofferenze economiche sfociate nella recente messa in cassa integrazione di 15 dei 31 dipendenti, metà dei quali riassorbiti nella nuova società chiamata Punto Riciclo, subentrata un paio di mesi fa alla vecchia azienda. Senza voler entrare nel merito dei motivi per cui si sono accumulati debiti per circa 30 milioni di euro (sembrerebbe a causa di investimenti sbagliati), è chiaro che questa vicenda evidenzia il fatto che in questo settore della “green economy” non si può né improvvisare né tantomeno perseguire una bassa economia di scala, trattando pochi rifiuti, come succedeva a Vedelago rispetto ad altre esperienze italiane. Alimentare il sistema delle materie prime seconde, sostitutive delle materie prime, vuol dire infatti strutturare un sistema industriale di filiera (possibilmente corta) con flussi certi di buoni materiali riciclabili che possono permettere a molte aziende di affrancarsi dalla volatilità delle commodities, concentrandosi sull’abbattimento dei costi energetici di lavorazione e su quelli di trasporto. Oltre a ciò, fondamentale è alimentare sistematicamente la ricerca affinché l’utilizzo dei materiali riciclati in sostituzione di parte delle materie prime abbia sbocchi crescenti. Questi processi industriali della “green economy” non sono per niente facili o scontati, tutt’altro. Richiedono investimenti, ricerca , scouting…insomma sono difficili e dispendiosi e lo diventano ancora di più in momenti in cui – come adesso – crolla il costo delle materie prime, a cominciare dal petrolio. Sui social network, direttamente o indirettamente, sempre più spesso vengono lanciati messaggi in cui si evidenzia come sia tornato vantaggioso per le imprese comprare materie prime anziché perseguire la tortuosa strada del riciclo di materia. Non è così : scontiamo una domanda bassa dovuta al fatto che le economie ed il consumo non saranno mai più come prima. Ma è proprio il modello energivoro e dissipativo che ha causato la crisi che non è più perseguibile. Vanno fatte scelte di politica industriale e di sistema: forse proprio quello che è mancato finora anche a Vedelago ….

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