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L’IA per lavorare meno e meglio. Utopia?

L’IA per lavorare meno e meglio. Utopia?

Ci voleva Bill Gates per farci sognare un po’? Se da qualche tempo anche la politica si interroga, malamente ancora, diciamolo, sulla possibilità di ridurre la settimana lavorativa vuol dire che comincia a farsi avanti l’idea che lavorare meno e meglio potrebbe essere un’ipotesi più che allettante.

La Pandemia, prima ancora dell’IA, ha messo in discussioni modelli di lavoro che adesso risultano anacronistici e che impattano negativamente sul benessere del lavoratore, della persona. Il confinamento, amato o odiato, quando non in presenza di situazioni di disagio e difficoltà familiari, ci ha comunque proiettati in una dimensione obbligata ma generatrice di un nuovo modo di stare al mondo: godersi gli affetti, riprendere gli interessi abbandonati, prendersi tempo per pensare, leggere, progettare, suonare, sognare.

Una dimensione tutta nuova, dunque: avere tempo.

Mettendo da parte tutte le questioni, seppur legittime, del sapersi organizzare per ottimizzare il tempo a disposizione, lavorare con metodo per non procrastinare in maniera seriale, utilizzare la tecnologia e il digitale per non lasciare la settimana al caos e così via, forse l’idea di poter lavorare meno, ma decisamente meglio, alletta più della distopica, ma mediaticamente roboante, ipotesi di unIA che ruba lavoro e che lascerà a casa il genere umano senza premi di consolazione.

Insomma, se per il 53% degli italiani l’intelligenza artificiale può influire negativamente sugli stipendi e far perdere posti di lavoro (recente ricerca di Ipsos) grazie all’IA, anche Bill Gates è convinto che in futuro si lavorerà 3 giorni e mezzo a settimana aumentando la produttività e senza brutte sorprese sugli stipendi.

L’intelligenza artificiale potrebbe farci cambiare vita, e in meglio.

Il rapporto del Think tank Autonomy ha rilevato che gli incrementi di produttività previsti dall’introduzione dell’intelligenza artificiale potrebbero ridurre la settimana lavorativa da 40 a 32 ore per il 28% della forza lavoro, 8,8 milioni di persone in Gran Bretagna e 35 milioni negli Stati Uniti, mantenendo al contempo retribuzioni e prestazioni. Secondo lo studio, questo obiettivo potrebbe essere raggiunto introducendo modelli linguistici di grandi dimensioni, come ChatGPT, nei luoghi di lavoro per implementare l’attività e creare più tempo libero. Secondo Autonomy, una politica di questo tipo potrebbe anche contribuire a evitare la disoccupazione di massa e a ridurre le malattie mentali e fisiche diffuse.” (fonte AGI)

Non per tutte e tutti, dunque, ma è pur sempre una buona prospettiva.

Una migliore conciliazione tra vita privata e vita lavorativa, work-life balance, grazie alla settimana corta potrebbe portare benefici sociali collettivi non trascurabili. Certo, fattore non marginale, è ricordarsi di vivere in un Paese, il nostro, dove le resistenze al cambiamento sono così coriacee da far scoraggiare pure la persona più incline all’ottimismo e alla visione di un futuro amico. Basti pensare agli interventi continui sulla regolamentazione (ed eliminazione) dello smartworking nella Pubblica Amministrazione dove ancora, purtroppo, per molti timbrare è rock ma produrre è lento. Misurare gli obiettivi raggiunti e guardare al benessere di chi lavora, nella PA sembra impossibile, troppo futuristico e lo smartworking rimane appannaggio delle categorie di lavoratori fragili.

Nel nostro Paese, sono già quattro i disegni di legge depositati, 3 in Camera e 1 in Senato, dove PD, M5Stelle e Sinistra Italiana propongono di ridurre la settimana lavorativa sostenendo i datori di lavoro in fase di start up, con sgravi e incentivi all’adesione di un modello di lavoro nuovo e innovativo. Ma non c’è unità sul tema, né a sinistra né a destra.

Una settimana lavorativa più corta porterebbe a decisivi cambiamenti. Produzione, tempo e benessere potrebbero essere riconsiderati sotto una nuova luce. L’IA, sempre secondo il report, inciderebbe favorevolmente su tutte quelle mansioni ordinarie, noiose e alienanti lasciando più tempo per le attività più complesse, di maggior impegno e più strategiche.

Magari si sogna, ma perché non abituarsi a vedere un futuro meno spinoso con nuove opportunità, vantaggi e benefici?

E poi, ci avete mai pensato? Con tre/quattro giorni liberi a settimana, voi cosa fareste?

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