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SPID a pagamento: possibili complicazioni per la cittadinanza digitale

Anagrafe

Con l’annuncio che lo SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale, non sarà più gratuito per i cittadini, si apre una nuova fase nel delicato rapporto tra tecnologia e diritti. La scelta, motivata dalla necessità di sostenere i costi di gestione dei provider, rischia però di diventare un boomerang. La digitalizzazione della pubblica amministrazione italiana, già percepita come un percorso tortuoso, viene privata di uno degli strumenti più semplici e diffusi che negli ultimi anni avevano favorito l’accesso ai servizi online.

Per milioni di cittadini lo SPID non è stato solo una password in più, ma la chiave per bonus, certificati, pratiche fiscali e sanitarie. L’idea che ora possa diventare oneroso, anche con tariffe contenute, rischia di alimentare nuove disuguaglianze digitali: non tutti hanno la stessa dimestichezza, né la stessa disponibilità economica, per gestire un’identità online a pagamento.

L’alternativa proposta dal governo, la Carta d’Identità Elettronica (CIE), è senza dubbio più solida dal punto di vista tecnologico e di sicurezza, ma la sua attivazione non è priva di ostacoli, infatti serve un lettore fisico o uno smartphone compatibile con NFC, serve recarsi in comune per il rilascio, servono conoscenze minime per configurare le app collegate. Insomma, un percorso più complesso rispetto alla rapidità con cui era possibile ottenere lo SPID presso un provider online.

Il rischio è che, invece di agevolare il cittadino nell’uso dei servizi digitali, lo si spinga a rinunciare del tutto. Una contraddizione che pesa in un Paese che ha fatto della “transizione digitale” un pilastro del PNRR e che dovrebbe puntare sull’inclusione e non sulla selezione economica o tecnologica.

Proprio con i fondi del PNRR nei Comuni italiani si era attivato un servizio di facilitazione digitale che permette un supporto ai cittadini per attivare la CIE come identità digitale. Che fine farà questo servizio dopo il 31 dicembre 2025, quando terminerà l’erogazione dei fondi?

La vera domanda, quindi, non è se SPID o CIE siano strumenti validi – lo sono entrambi – ma quale visione politica ci sia dietro la gestione dell’identità digitale. Vogliamo davvero un modello dove l’accesso ai servizi pubblici passa per un costo individuale, o vogliamo investire affinché l’identità digitale sia un diritto universale, gratuito e semplice da usare, così come lo è la carta d’identità cartacea?

La partita che si apre oggi non è tecnica, ma sociale e politica. Riguarda il concetto stesso di cittadinanza digitale, un bene comune che dovrebbe essere accessibile a tutti, senza barriere economiche né tecnologiche.

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