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Valenza legale di una risposta dei chatbot PA

valore legale chatbot PA

Che valore legale ha una risposta errata del chatbot del proprio comune di residenza?

Come comportarci nel caso in cui l’assistente virtuale fornisca un’indicazione sbagliata, ad esempio, sulle modalità o sulla scadenza di una tassa comunale? Se pagassimo la TARI in ritardo sulla base delle indicazioni di un chatbot comunale, cosa potremmo fare? Come tutelarci?

Il caso USA

È quello che, probabilmente, si stanno chiedendo negli Stati Uniti d’America per quanto avvenuto con il chatbot MyCity della città di New York. Il chatbot, basato sul servizio Azure AI di Microsoft, è stato lanciato con l’obiettivo di fornire informazioni e risposte ai cittadini e imprenditori, risparmiando tempo e risorse. Ma MyCity sarebbe caduto in una serie di errori da codice civile. Alle domande “i negozi possono rifiutarsi di accettare contante?” e “idatori di lavoro possono trattenere parte delle mance dei propri dipendenti?”, le risposte affermative e quindi assolutamente sbagliate del chatbot hanno sollevato il caso.

Come riportato anche da Reuters il sindaco di New York, Eric Adams che ha fortemente voluto il chatbot basato sull’intelligenza artificiale generativa, ha riconosciuto gli errori, ma ha garantito che gli esperti sono al lavoro per risolverli e migliorare il servizio di MyCity. Non è ben chiaro cosa stia causando gli errori né come risolverli. Nel frattempo la città di New York  ha aggiornato le dichiarazioni di non responsabilità sul sito web del chatbot MyCity, sottolineando che “le sue risposte potrebbero talvolta essere inaccurate o incomplete” e invitando le aziende a “non utilizzare le sue risposte come consulenza legale o professionale”.

In Italia

I vantaggi derivanti dall’utilizzo dei chatbot PA hanno di certo un duplice valore.

Da una parte il cittadino beneficia di un’assistenza più veloce ed efficace, dall’altra l’ente riesce a ridurre la mole di lavoro, risolvere problematiche  e ottimizzare il lavoro complessivo grazie all’aiuto degli assistenti virtuali. Ma, come evidenziato, gli errori sono dietro l’angolo e non è ancora chiaro come verranno affrontati e risolti.

A questo punto viene da chiedersi, certezze ne abbiamo? In Italia i chatbot PA sono regolamentati? La risposta è si. Esiste una norma a nostra tutela di cui abbiamo parlato, in tema di trasparenza e accountability delle PA, l’art. 6 del decreto legislativo n. 33/2013 che recita “Le pubbliche amministrazioni garantiscono la qualità delle informazioni riportate nei siti istituzionali nel rispetto degli obblighi di pubblicazione previsti dalla legge, assicurandone l’integrità, il costante aggiornamento, la completezza, la tempestività, la semplicità di consultazione, la comprensibilità, l’omogeneità, la facile accessibilità, nonché la conformità ai documenti originali in possesso dell’amministrazione, l’indicazione della loro provenienza e la riutilizzabilità secondo quanto previsto dall’articolo 7”.

Scacco matto agli USA!

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